Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Non duellabile


Con l’affabulante ironia che gli è congeniale, Nabokov nel suo mémoire ‘Parla, ricordo’, ci spiega, utilizzando la ruvida efficacia di un neologismo, che esistono persone con le quali è eticamente corretto accettare la sfida. Altre invece, annichilite dall’everest del nostro disprezzo, non possono certo aspirare a tanto: ché queste appartengono alla trista semenza dei ‘non duellabili’. “Ma un giorno, mi pare nell’inverno del 1911, il più autorevole giornale della destra reclutò un giornalista di dubbia fama affinché mettesse insieme un pezzo molto triviale, pieno di insinuazioni che mio padre non avrebbe potuto lasciar passare impunemente. Dal momento che la notoria disonestà dell’autore rendeva quest’ultimo ‘non duellabile’( neduelesposobnyi, come stabilito dal codice d’onore russo), mio padre chiamò in causa il direttore del quotidiano in cui era apparso l’articolo, persona in qualche modo meno equivoca”. (Vladimir Nabokov, Parla, ricordo, Adelphi, 2010, trad. Guido Ragni, pag.205)

è saltare è saltare è saltare

“L’arte anche a me pare di poco conto
ma è il nostro affare
e il nostro daffare al momento
è saltare è saltare è saltare
se no sulla coda ci mettono il sale”
(Elio Pagliarani da Dittico della merce: II. Certificato di sopravvivenza)

Hombre vertical

“… che sta a rappresentare un uomo retto, integerrimo, dritto nelle sue convinzioni. ma anche, in senso traslato, una figura che rappresenta un simbolo, un esempio da seguire, visibile proprio in quanto “vertical”. Mai domo, mai piegato alle convenienze altrui, sempre pronto a combattere per i propri ideali.”

Bacio

Molto bello, anche se un po’ compiaciuto, il piccolo monologo della scrittrice iraniana in esilio Lila Hazam Zanganeh sul bacio che ha aperto ieri sera la trasmissione di Fazio-Saviano. (continua…)

Piove

“L’altro esempio per me folgorante è ‘Pioggia’ di Joris Ivens, dove l’idea di filmare i piedi dei passanti, le ruote delle auto, le pozzanghere, le grondaie e gli scoli d’acqua mentre sta piovendo, diventa la scoperta d’una dimensione inesplorata- quelle delle cose qualsiasi. Queste sono colte in una contingenza che le rende tutte esemplari, come altrettante immagini dell’essere al mondo. La pioggia richiama il sentimento d’essere al mondo, assieme ai passanti, alle auto, ai gatti che spiano l’acqua etc.” ( Gianni Celati, Conversazioni del vento volatore, Quodlibet, 2011, pag. 54)

E quant’altro

La prima volta che ho sentito ‘e quant’altro’ è stato una quindicina d’anni fa. Me lo ricordo benissimo. Era una specie di microriunione (continua…)

Notizie dall’Acquaviva

I papaveri, deportati dai campi a colpi di diserbanti e chimica lebbra, si sono trasformati in abulici voyeur che si limitano a spiare le vicende granesche dai bordi e dai confini, discettando sulla stagione e sul clima, su prezzi e costi.
Così, a maggio inoltrato, puoi essere avvolto da una nube di neve che ti circonda correndo svagata per cadere là sul prato, già screziato di bianco, dalle corolle margheritesche.

Nulla nessuno in nessun luogo mai.

[…]

…Pensare

cosa può essere – voi che fate

lamenti del cuore delle città

sulle città senza cuore –

cosa può essere un uomo in un paese,

sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante

e dopo

dentro una polvere di archivi

nulla nessuno in nessun luogo mai.

(Vittorio Sereni, Intervista a un suicida in “Gli strumenti umani”)

Blues ( for V.)

Le cose chiuse

Poi, guarda, la vita è bellissima. Io ho avuto una vita meravigliosa. Quello che mi chiedo è: dove è andato tutto? Dove sta?
Ci sarà un posto dove tutte queste cose che noi siamo stati vivono.
Quando avevo sedici anni, avevo una amica della mia età, non era la mia fidanzata, ma una ragazza che amavo molto. Abbiamo cancellato dalle nostre carte d’identità “non valida per l’espatrio” e siamo partiti per Micene. Abbiamo fatto l’autostop, siamo arrivati alla Porta dei Leoni…Era bello. La tenevo per mano. Mi sentivo un uomo. Mi sentivo un Dio. Dov’è quel giorno? Cos’è successo? Dov’è la vecchia che ci ha ospitato a casa sua perché ha capito che eravamo troppo piccoli per stare in giro? Dov’è andata?
Pensi che sia da qualche parte?
Penso che si trovi in una specie di museo dove le cose che una volta sono state mie ora sono chiuse per sempre.(Katia Ippaso intervista Emanuele Trevi su “Gli Altri” 23 aprile 2012)