Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Recenti Maestri

Su feisbuc c’è lo status di un tipo che’tramite cellulare’, colto da un irrefrenabile raptus scribendi, vuol far sapere al mondo che durante un viaggio, privo di altro, si è ritrovato a rileggere la sua opera prima (o seconda?): “è pazzesco, mi ha catturato come se fosse la prima volta, come se non l’avessi scritto io, come se non sapessi a memoria la trama… e mi ha fatto ridere, piangere, riflettere e dire “Diamine,( e qui, autonominandosi, passa ad un confidenziale tu con se stesso) come puoi averlo scritto tu?!”. C’è anche lo spazio per un postscriptum: “Ho ancora un’ora di viaggio e tanta voglia di ricominciarlo… Sarà patologico?”. una commentatrice scrive che anche a lei succede così, che anche lei ama molto rileggere i suoi libri e pensare: “Diamine, ma come posso averlo scritto io un capolavoro siffatto?”.

Apprestare il terreno

“Noi che volevamo apprestare il terreno alla gentilezza/non potemmo essere gentili,/ma voi, quando sarà venuta l’ora/che l’uomo sia un aiuto all’uomo,/pensate a noi con indulgenza.” ( Bertolt Brecht)

pronome personale

Mi capita di ascoltare ( soprattutto alla radio, ma mi par di capire che lo stesso accada anche in tv) trasmissioni fatte da persone di sinistra, capaci di creare battute, aforismi, gags a getto continuo, demiurghi di una satira che sembra non conoscere mai una pausa, sempre più divertente, sempre più inventiva, sempre più felicemente demenziale. Poi, dopo aver riso ascoltando l’ennesima strepitosa battuta, mi viene in mente quel manifesto dove dava bella mostra di sé l’anarchico che rideva accompagnato da due gendarmi. E la didascalia che l’accompagnava. Tutto perfetto,certo. Solo una piccola variazione consonantica nell’uso del pronome personale: un ‘ci’ al posto del ‘vi’.

Gaglioffo


“Se lei vuol dire che io sono stato un gaglioffo, lo dica pure: mi troverà del tutto consenziente. Le dirò che l’invidio l’uso di una lingua che ha una parola così sapida per designare un poco di buono: ga-gliof-fo; bella, bellissima.”
( Giorgio Manganelli, Le interviste impossibili, Adelphi, 1997, pag. 29).

Amba Aradam

Sarebbe cosa buona e giusta che chi usa l’orribile termine ‘ambaradan’ scomparisse dalla faccia della terra proprio quando si accinge a pronunciare l’ultima fatale sillaba ( -an(sic!) piuttosto che -am) e fosse delocalizzato, per ucronico contrappasso spazio-temporale, in un luogo ed in una data precisa: nella località di Amba Aradam, a 500 km da Addis Abeba, nel giorno 15 febbraio del 1936 per vedere che cosa significava essere ‘uno dei ventimila etiopi’ che perirono lì in quel giorno, a causa anche del massiccio uso dei gas venefici sparati dal nostro(?) esercito su ordine del generale Badoglio e vedere se gli torna l’uzzolo di pronunciarla di nuovo quella parola.

Contezza

“ […]Sarà cura, pertanto, dell’istituzione scolastica, una volta avuta contezza delle proprie risorse di organico,…”
“Cosa ha detto, dott.ssa? “una volta avuta”…che cosa?” (continua…)

Goya revisited


“Il sonno della ragione genera ministri” ( Arbasino).

Costruire letti perché ci dormano gli altri


Come contravveleno alle polemiche sul ‘Partigia’ di Sergio Luzzatto, riapro qua e là ‘Le lettere di condannati a morte della Resistenza italiana’, due volumetti editi dall’Unità ‘veltroniana’ nel febbraio 1993. Ogni lettera è preceduta da una scheda il cui tono, emendato da ogni enfasi o retoricismo, pare quello di un telegramma quasi rap, con l’interpunzione sostituita da trattini dickinsoniani. Non so bene il perché di questa scelta, ma la trovo sapiente, perfetta, persuasiva. Poi, ognuna di esse, ha uguale l’incipit ( ” Di anni…”) e l’explicit ( “Fucilato il giorno…”): muta l’età, la professione, le circostanze della cattura, il tempo intercorso tra essa e la fucilazione dello scrivente. C’è una lettera di Pietro Benedetti, di anni 41, ebanista, fucilato il 29 aprile del ‘44 sugli spalti di Forte Bravetta di Roma scrive una frase con la quale condensa superbamente il senso più profondo della lotta partigiana: ” Non per niente costruiamo i letti perché ci dormano gli altri”.

Mi ricordo, 15

Mi ricordo quella trasmissione che davano la domenica pomeriggio su Rai 3: mi ricordo che la conduceva Andrea Barbato, ma c’era pure Enrico Ghezzi, ed una volta era piombato in trasmissione pure Gregory Corso ubriaco accompagnato da Riondino stralunato. Mi ricordo quel flusso continuo di citazioni dove lessi per la prima volta una mirabilia proustiana, che, dopo aver spento la tv, tentai per lungo tempo di capire- vanamente, hélas- : “Cessò di essere stupido. Cominciò ad essere folle”.

Mi ricordo,14

Mi ricordo quella trasmissione radiofonica pomeridiana che davano a Radio 3 ed il rumore preregistrato delle onde che faceva da sottofondo alle parole dei conduttori.