Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

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Goya revisited


“Il sonno della ragione genera ministri” ( Arbasino).

Mi ricordo, 15

Mi ricordo quella trasmissione che davano la domenica pomeriggio su Rai 3: mi ricordo che la conduceva Andrea Barbato, ma c’era pure Enrico Ghezzi, ed una volta era piombato in trasmissione pure Gregory Corso ubriaco accompagnato da Riondino stralunato. Mi ricordo quel flusso continuo di citazioni dove lessi per la prima volta una mirabilia proustiana, che, dopo aver spento la tv, tentai per lungo tempo di capire- vanamente, hélas- : “Cessò di essere stupido. Cominciò ad essere folle”.

Mi ricordo,14

Mi ricordo quella trasmissione radiofonica pomeridiana che davano a Radio 3 ed il rumore preregistrato delle onde che faceva da sottofondo alle parole dei conduttori.

Scapole che prudono

Orsù, cerusico causidico: urge rimedio omeopatico (o allopatico) per stizzosa, impenitente pruderie scapolare.

Se
dal cielo
l’arcobaleno penzola (continua…)

Nuocere

“Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia.” ( Italo Svevo, Prefazione del dottor S. in La coscienza di Zeno, 1923).
” Occorre leggere questo libro tenendo in mente che è stato scritto con la precisa intenzione di nuocere alla società spettacolare. Non ho mai detto nulla di eccessivo”. ( Guy Debord, Avvertenza in La società dello spettacolo, Baldini e Castoldi, 1997, pag. 33, trad. Paolo Salvadori)

La biblioteca del signor Ugo

Il padre si chiamava Ugo, un funzionario di banca che aveva pensato di stipare l’intero universo nella sua libreria. Un universo però invisitabile perché separato da bacheche e sportelli che impedivano l’accesso ai non adulti.  Ci si immagina allora la disperazione di due figli, novelli Tantali, che, pur avendolo a portata di mano,  dovevano accontentarsi di scorrere con gli occhi quella sua scorza esterna, formata da dorsi e copertine. Poi Ugo muore, la famiglia conosce gravi avversità economiche e la biblioteca, molto a malincuore, viene messa in vendita. Ne rimane però  il fulcro iniziale: appena 400 volumi.  Quel nucleo germinale sarà poi la base da cui si svilupperanno  due distinti paralleli esistenziali: uno diventerà poi poeta e, forse in memoria di quel lascito tanto ristretto, si circonderà sempre di pochi volumi, a dimostrazione di una concezione ‘centripeta’ della letteratura, fatta essenzialmente di pochi, selezionati testi fondamentali. L’altro fratello sarà invece critico, romanziere, saggista. Lui è per l’accumulo centrifugo, quello che ha come scopo l’inghiottimento dell’universo tramite i libri; patologia terribile, ereditata dal padre, che non conosce a tutt’oggi alcun farmaco. Sarà proprio lui a tentare poi un’impresa che mette insieme tanatofilia,  rizomatica e  bibliomania: attraverso una ricerca complessa e capillare presso antiquari, bibliofili, etc.., ritroverà e riacquisterà tutti i libri che formavano l’antica biblioteca paterna. Alla fine, la sua biblioteca ‘centrifuga’ non avrà divorato l’intero universo, ma una sostanziosa parte di esso: conterrà infatti ben  35000 volumi. Per contenerli tutti,  due appartamenti, la cantina, la portineria dello stabile in cui viveva.  Il fratello poeta si chiama Giampiero Neri, l’altro Giuseppe Pontiggia.

C’era un cinese in fila

Lui un tempo è stato un giovane ventenne che seppe sorridere malvolentieri alla  cristallina ferocia di un giudizio di Adorno che lo incontrò nel salotto di Elena Croce ( “Ah, lei è Roberto Calasso. Ho sentito parlare molto di lei. Lei è l’uomo che ha letto tutti i miei libri, persino  quelli che non ho avuto ancora il tempo di scrivere”). Adesso, in un altro salotto dove, in omaggio allo spirito dei tempi, la Littizzetto fa da Madame Verdurin, ci racconta da par suo la storia del cinese sfregolando rotacismi ad iosa, con la stessa sicumera con la quale Aladino importunava la lampada,  dissimulando albagia, ennui e paziente understatement. Poi,  al minuto 15 e 10 secondi, ti fa venire voglia di riprendere in mano Cristina Campo.

«In un’epoca di progresso puramente orizzontale, nella quale il gruppo umano appare sempre più simile a quella fila di cinesi condotti alla ghigliottina di cui è detto nelle cronache della rivolta dei Boxers, il solo atteggiamento non frivolo appare quello del cinese che, nella fila, leggeva un libro. Sorprende vedere altri azzuffarsi a sangue, in attesa del loro turno, sul preferito tra i carnefici operanti sul palco. Si ammirano i due o tre eroi che ancora lanciano vigorose fiondate all’uno o all’altro carnefice imparzialmente (poiché è noto che di un solo carnefice si tratta, se anche le maschere si avvicendino). Il cinese che legge, in ogni modo, mostra sapienza e amore alla vita. E’ prudente dimenticare che, secondo la cronaca, quell’uomo dovette a ciò la sua testa: l’ufficiale tedesco di scorta ai condannati non resse alla sua compostezza e gli fece grazia. E’ decente ritenere le parole che il cinese proferì, interrogato, prima di perdersi tra la folla: “Io so che ogni rigo letto è profitto”. E’ lecito immaginare che il libro che egli teneva tra le mani fosse un libro perfetto. »( Cristina Campo, Gli Imperdonabili, Adelphi)

Condizione patica

“Non è piú possibile l’ingannarci o il dissimulare. La filosofia ci ha fatto conoscer tanto che quella dimenticanza di noi stessi ch’era facile una volta, ora è impossibile. O la immaginazione tornerà in vigore, e le illusioni riprenderanno corpo e sostanza in una vita energica e mobile, e la vita tornerà ad esser cosa viva e non morta, e la grandezza e la bellezza delle cose torneranno a parere una sostanza, e la religione riacquisterà il suo credito; o questo mondo diverrà un serraglio di disperati, e forse anche un deserto” ( Leopardi, Frammento sul suicidio, 1820).

Mi ricordo,12

Mi ricordo l’Agenda rossa, negli anni del liceo. Mi ricordo quella caterva di citazioni (Brecht, Majakowskij, quella bellissima del Tonio Kroger che voleva dormire, ma lei voleva danzare, etc.), le brutte fotografie da cui erano corredate, perfetto anticlimax alle citazioni, e mi ricordo pure che era pubblicata da Savelli, quello dei Porci con le ali, poi protoleghista.

Riposizionamento

Quella del riposizionamento è una delle attività agonistiche nella quale si cimentano da sempre alcuni  illustri commentatori. Ne cito solo due praticamente invincibili: Maltese per Repubblica e Galli Della Loggia per il Corriere, ma l’elenco a cui annettere  altri esimi voltagabbana,  campioni della palinodia, sarebbe ben lungo. Non temono rivali, né confronti, capaci come sono di fulminee ritrattazioni, di sconvolgenti illuminazioni sulla via di Montecitorio e dintorni. Bastava leggersi, ieri e ier l’altro, ciò che questi fondisti smemorati hanno scritto su quegli stessi  quotidiani in cui, nei giorni precedenti, c’era stato un coro pressoché unanime nel bollare Grillo e il Movimento5stelle con una gamma di epiteti che andavano dal bonario ‘cialtroni ed incompetenti’ alle velenose accuse di ‘protonazismo’: ora, invece, in quelle stesse colonne, grandi attestati di stima e riconoscimento, grandi aperture di credito, grandi elogi e laudi. Mancava solo che scrivessero: “L’avevo detto io”. Non l’hanno fatto: felix culpa. Ciò vuol dire forse che, da qualche parte, anche loro, in attesa anch’essa di un necessario riposizionamento, hanno quel sentimento così clamorosamente inattuale che si chiama ‘vergogna’.