Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Cavazzoni,il mare ed Hitler

 

Il lunatico Cavazzoni ci dona, negli otia ferragostani, una suadente analogia: 

http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?currentId=15

Alessandro Moscè recensisce ‘69 posizioni’

LINNIO ACCORRONI: LE POSIZIONI DEL MONDO ATTRAVERSO I LIBRI

Linnio Accorroni, nato e residente ad Osimo (si è distinto finora per i suoi articoli apparsi su “Stilos” e “Liberazione” e per la partecipazione a blog di sicuro affidamento come “Nazione Indiana” e “La Poesia e lo Spirito”), è un bravo critico dallo stampo analitico, dalla capacità saggistica anche nel taglio breve. Lo dimostra, una volta di più, la raccolta di cronache, interviste e letture pubblicate nel bel volume 69 posizioni (Cattedrale, Ancona 2010). 69 sono i suoi interventi a proposito di arte e letteratura, ma non disdegnando la politica e la musica. Una ricerca a tutto campo che svaria lungo l’asse del nostro Novecento e nei primi dieci anni di terzo millennio. Accorroni non ha mai una dimensione localistica, ma uno sguardo aperto, anche impegnato, che lo porta a muovere la sua penna al di là dell’io e di ogni stimolo predeterminato, cronachistico. “Tutti quelli che scrivono hanno dentro di sé, più o meno conscia, l’aspirazione di innovare, se non sovvertire del tutto, una modalità dell’espressione che pare logora e stantia”. A Linnio Accorroni si deve, tra l’altro, la valorizzazione di uno dei più grandi scrittori europei, il francese Philippe Forest, definito tra gli autori più intensi e sconvolgenti degli ultimi anni. Questo volume raccoglie una  straordinaria intervista a Forest, che ci fa capire l’indispensabilità dell’esperienza e della testimonianza, fondamenti “intoccabili” di un  romanzo. La sofferenza fisica e il dolore per la perdita di una figlia, consentono di raccogliere espressioni efficaci, preminenti come questa: “Nessuno vuole più sapere nulla di ciò che capita ad un essere umano nella sua relazione con l’irreparabile. L’ospedale è un luogo di osservazione insostituibile, a tale riguardo. Tutto il pensiero dominante tende a cancellare dalla nostra coscienza tale realtà. Il mio romanzo parte in guerra contro tale pensiero dominante”. Linnio Accorroni legge e interpreta alcune opere di scrittori contemporanei: Eraldo Affinati, Alberto Arbasino, Ermanno Rea, Beppe Sebaste, Sandro Veronesi, Alessandro Zaccuri. L’interesse per gli stranieri è il fuoco creativo di 69 posizioni. Ce lo attesta Joan Didion raccontando di una coppia perfetta di intellettuali. La morte non interrompe nulla, ma può solo spingere a refertare la felicità evocando tempi e azioni, parole e luoghi. La fine di 69 posizioni si collega all’inizio, all’impertinenza di una constatazione da insegnante che manifesta, proprio come in un libro, il destino dell’uomo: “A scuola, mi soffermo spesso a osservare gli studenti che, durante l’intervallo, s’affollano nell’atrio centrale: nel brusio indistinto, in quella specie di tableau vivant cubista fatto di abbracci, pacche, sfioramenti, baci tra gente che è stata gettata nel mondo trent’anni dopo di me, vorrei cogliere un qualche orizzonte di senso possibile, sperare che quelle risate, adesso così aperte e spensierate, non debbano tramutarsi tra qualche tempo nei ghigni spezzati, nelle smorfie di disgusto, nei pianti inconsolabili di chi scoprirà in corpore vili la sconvolgente violenza insita in ogni esistenza”.

(pubblicata, con tagli, sul Corriere Adriatico del 31 luglio 2010)

Ad intervistar Scòzzari

L’Insonnia Scozzarica. Pregio o malattia?

A Verucchio c’è un signore che, pur auto esiliatosi da anni nella quiete delle colline vicino a Rimini, continua a sfornare una serie impressionante di progetti: libri, racconti, schizzi, illustrazioni, farneticazioni, tavole di fumetti. Una congerie sempre commestibile originata da un’inquietudine virile che non lo ha abbandonato mai (leggersi “Memorie dell’arte bimba” e il diario di battaglie “Prima pagare, poi ricordare”, rigorosamente nell’ordine). Questo signore è uno dei pochi autentici sovversivi della penna e della tastiera rimasti in giro, uno “storico e dirompente autore di fumetti e romanzi acidi”, un artista che fa sbrilluccicare gli occhi, infiammare la mente ed ulcerare quel poco che è rimasto vivo ed eccitabile in noi (visitare il suo http://manualedellartebimba.blogspot.com/ , o cercarlo su Facebook, per un ulteriore giro di risate e frustate).

1) Gentile Scòzzari, la prego: non mi tratti male, o giuro che non la intervisterò mai più.
Già fatto. Ti ho scorciato e aggiustato il pistolotto iniziale. Come te la cavavi nella scuola dell’obbligo?

2) Perché dorme così poco di notte? Uno Scòzzari più conciliato col mondo, più in sintonia con il prossimo (anche se ossessionato da vicini che spargono letame romagnolo, vigili urbani che spargono multe marchigiane, scrittori di fantascienza che spargono letame americano, editor della Monta Odori incapaci di riconoscere il capolavoro del secolo) che cosa potrebbe darci? Solo l’incazzatura e l’insonnia pagano – creativamente parlando?
L’insonnia non lo so, non ne soffro; è un trick ingenuo e ribaldo, una cornice che mi sono regalato per tenere insieme una macedonia di farneticazioni, scomuniche e anatemi abbastanza difficile da tenere a bada, ma certamente la rabbia è una molla creativa fenomenale. Non vedo perché rinunciarvi, o ripudiarla. Fammi il nome di qualche fenomeno della letteratura mondiale che funzioni a camomilla.

3) Si ha la sensazione che la sua sia una specie di ‘scrittura automatica’, dove la meditazione, la riflessione, la riscrittura e il taglio siano attitudini abominevoli, che vanno bandite ed allontanate, per preservare la carica incendiaria di pagine scritte sempre al fosforo bianco: Falluja docet. Ma è davvero così?
Sì e no. Mi è stato bonariamente sottolineato che pratico una scrittura rococò, una scrittura non facile, alla Coppedè – presente quel ridondante, ubriacante quartiere romano? Capisco che possa essere considerato un difetto, in ‘sto paese di inamidati, stipendiati e morti di sonno, ma d’altra parte ho scelto apposta di sfogarmi, vomitare, urlare, a volte scoreggiare, pratiche bellettriste che non sopporterebbero il bilancino del farmacista. Conosce lei qualche furibondo capace di contenersi? Ad ogni modo su questa mia insonnia ho lavorato come un pazzo, certo non col Serenase, però martellando, segando, limando, e stando soprattutto molto attento che l’ira e l’odio non soffocassero troppo analisi, considerazioni e ricordi. Non sono scemo, sai?

4) Ci dica qualcosa sulla copertina:quel sorridente, verdaceo Dottor Morte l’ha scelto lei?
No. Mi è stato dolcemente imposto. Pur essendo una mia illustrazione, non la volevo. Ne avevo preparata una più, come dire, insonne, certamente più in tema: un’enorme luna in sangue domina un perdente roso dal mal di stomaco, in piedi sulle rive d’un lago assassinato. Se c’è una cosa che odio è il concetto di morte, e nell’Insonnia Occidentale quasi non ne parlo, ma quel che odio ancor di più è la presunzione che spesso alligna nelle redazioni. Non ci farò mai il callo.

5) Riecco l’Insonnia Scozzàrica. Se ne guarisce?
Spero ben di no. Nel libro lo dico: cento nevrastenici, cento ME basterebbero per ottimizzare il mondo, per renderlo un panorama di giustizia e meringhe. Ma pare che le meringhe siano più insopportabili della merda.

6) Sembra che nulla possa scampare alla furia iconoclasta della sua scrittura, infarcita prima dell’alba da sogni, propositi e progetti tanto bellicosi e violenti. Come fa poi a tuffarsi nel mondo dopo colazione? Perché il mondo è così poco scozzàrico? Che colpa ne abbiamo noi?
Enorme, anche solo per il fatto di venire a chiedermelo.

7) Ma forse c’è qualcosa che si salva: mutandine usate, inesistenti libri magici recensiti mirabilmente, un posto tra le Ande, la nutrita tribù degli scozzariani, la forza immane di Gibilterra
Non so di che cosa sta parlando. I miei fantasmi li tengo per me. E sì, quelli li salvo.

A tua immagine e somiglianza

“I giardini non sono affatto tristi. Non sono nemmeno allegri, ma, a chi vuol guardare, dicono molto sugli esseri umani che li governano.”( Vitaliano Trevisan, Tristissimi giardini, Laterza, 2010). Proprio vero: datemi un giardino e vi spiegherò chi abita lì.

Tombeau de mon ami B.

 

La morte questo c’ha di buono: che l’amico morto prematuramente (ma quale è la morte che arriva alla scadenza giusta, quella per cui si possa dire: era ora che lui si congedasse dal mondo?) per noi rimarrà sempre somigliante a come ce lo ricordavamo. Così almeno non si invecchierà ed il suo corpo non subirà lo stillicidio degli oltraggi e dei patimenti che caratterizzano quel massacro che si chiama vecchiaia. È come se i morti ringiovanissero, (continua…)