( versione più breve qui):
1958: Bruce ha 18 anni: è entrato nella Sotheby’s come magazziniere nella sezione opere d’arte, 2 anni dopo diventa catalogatore nella sezione Impressionisti.1961: Elizabeth ha 23 anni: viene assunta dalla Sotheby’s come segretaria di un capo. La loro relazione nasce due anni dopo, nonostante le perplessità cagionate dall’inquieta, variegata attività sessualità di Bruce. Dopo un periodo di intenso lavoro alla Sotheby’s, Bruce comincia ad accusare dei disturbi all’occhio destro. Uno specialista gli dice: “Hai guardato per troppo tempo i quadri troppo da vicino. Perché non li sostituisci con vasti orizzonti?” Quel consiglio segnò l’inizio di una carriera prodigiosa ed inaudita: il magazziniere-catalogatore si trasformò in viaggiatore, il viaggiatore in autore, l’autore in mito, il mito, postmortem, in logo. Nel febbraio del 1965, dopo il consiglio dello specialista, Bruce parte per un lungo periodo in Sudan. Tornato, Bruce chiede ad Elizabeth di sposarlo: a suo fratello confessò che lo faceva “Per impedirmi di diventare pazzo”. Pensava che la felicità offerta da quell’unione avrebbe calmierato la eterogenea voracità dei suoi istinti sessuali. Probabilmente fu un matrimonio morganatico, più o meno come quello fra Tomasi di Lampedusa e sua moglie, la psicanalista Alessandra Wolf. Nel 1966 Bruce abbandona definitivamente Sotheby’s. Per tutta la durata del loro matrimonio, nonostante i lunghi periodi di assenza di Bruce che a piedi si faceva, più o meno, il periplo del mondo, Elizabeth si mantenne ben salda. Conservò la sua autonomia ed indipendenza, accettando con perfetta calma qualsiasi cosa lui facesse. Bruce, da parte sua, aveva bisogno di qualcuno da cui fuggire e a cui fare ritorno: Elizabeth era questo qualcuno. Bruce muore per Aids nel 1989, senza mai fare outing riguardo la sua malattia, anzi attribuendone l’origine a motivi misteriosi e leggendari che sanno di romanzo d’appendice ( morso di pipistrello, misteriosa malattia tropicale,…), legati comunque al suo perpetuo nomadismo. Il Bruce in questione è Bruce Chatwin, cioè quello che oggi, a tutti gli effetti, più che come autore, è celebrato come un logo amatissimo dal marketing dell’industria culturale: si pensi alle Tshirts globalizzate che riportano in bella mostra le sue frasi famose, si pensi alla fortuna dei suoi mitici taccuini, i moleskine che ormai sono accessori indispensabile nella divisa dello scrittore di grido di ogni latitudine. I suoi libri sono vendutissimi, pubblicati da editori raffinati e à la page ( in Italia, Adelphi). In più, a rinverdire i fasti di casa Chatwin, sua moglie adesso è diventata inopinatamente anche l’inventrice di un nuovo genere letterario: l’epistolario con rettifica-a mittente morto-. Infatti è in uscita presso le edizioni Jonathan Cape dal 2 settembre il volume di 550 pagine Under the Sun: The Letters of Bruce Chatwin, caratterizzato da un originale,velenoso contributo dato dalla signora Elizabeth Chanler in Chatwin. La vedova infatti chiosa, smentisce, rettifica, sbugiarda le lettere di suo marito, aggiungendo commenti perfidi e salaci ed introducendo note che sottolineano la mediocrità e fragilità di quello scrittore diventato mito, di quel mito diventato logo. E allora, a proposito di epistolari celebri, ce le immaginiamo le lettere di Kafka con le glosse di Milena, George Sand che svillaneggia Flaubert o Theo van Gogh che ironizza sulla follia di suo fratello? Cara, dolce, tenera Elizabet.








