Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Archive for the ‘letture’ Category

Apocalittici o formattati?

 

Un grido di dolore, più o meno, ma espresso con un tono piano e raziocinante, un j’accuse sostanzialmente disperato, ma lontano da quei toni enfatizzanti e da quella magniloquenza un po’ frusta che paiono una sorta di noblesse oblige quando si utilizzano dispositivi retorici di questo tipo. L’intervento di Silvia Ballestra pubblicato sul primo numero di Alfabeta2 ed intitolato un po’ anodinamente “L’industria del libro di massa” merita, vista la sincerità con la quale la scrittrice di ‘I giorni della rotonda’ affronta problematiche di centrale rilievo, una qualche riflessione supplementare… Continua sul nuovo blog di Stilos curato da Seia Montanelli:
http://stilos.it/blog

Una lunga, lunga notte: Pascale e l’Italia.

Antonio Pascale “Questo è il paese che non amo”, Minimum Fax, 2010, pag.188, euro12.(pubblicato su L’Indice dei Libri del mese- Luglio-Agosto 2010).

“A che punto è la notte?” potrebbe essere l’interrogazione di sapore biblico con la quale compendiare il senso di questo nuovo libro di Antonio Pascale, prolifico autore d’origine casertana, giunto ora alla sua decima opera, la seconda per i tipi della Minimum Fax. In effetti, la notte di cui parla Pascale è quella che da almeno tre decenni avvolge con le sue tenebre ‘lunghe ed inquiete’ il nostro paese, senza che si profili il timido baluginare di un’alba prossima ventura. Un reportage su “Trent’anni nell’Italia senza stile”come enuncia il sottotitolo, ruvido quanto efficace, dove l’autore ci spiega, annodando fili eterogenei e disparati, lo stato delle cose in quello che un tempo era il Belpaese. Una notte italiana, quella che ci mostra Pascale, attraversata dal trionfo incontrastato dell’industria culturalpubblicitaria, dominata dall’imperativo categorico della spettacolarizzazione di circenses sempre più volgari e demenziali, asservita al dominio di un edonismo narcisista prono esclusivamente alla causa del mercato e del consumo. Un paese dove tranquillamente la cultura, l’intelligenza e la riflessione vengono additate tout court come disvalori tra l’indifferenza generale. Così tutto ciò che dovrebbe tentare almeno di scalfire questo stato di cose -per esempio, assumere, come fa Pascale, il carico di una intellettualità autentica, capace di esercitare un pensiero critico e problematico teso a rifiutare la logica della semplificazione e ad accogliere la sfida della complessità, senza abdicare all’esercizio dell’ analisi e dell’osservazione, guardare e capire le cose grazie alla forza pura della ragione e della passione- è sistematicamente sostituito dalla grottesca sfilata di pseudo maître à penser che, invece di sgombrare le macerie di questo trentennio consolatorio ed anestetico, puntellano allegramente le rovine. Ecco allora, in tragicomica successione, “l’intellettuale vip, il tuttologo moraleggiante, l’imbonitore spettacolare, il trasgressore programmatico”( così fotografava la situazione Ferroni in una recente intervista sul sito http://nuke.ilsottoscritto.it). Poi, per fortuna, si apre un testo come questo di Antonio Pascale e si legge, sin dalla primissima pagina, una fondamentale dichiarazione d’intenti: la rivendicazione di una scelta coraggiosa ed umile, in netta controtendenza rispetto ai modelli ferroniani succitati, quella cioè di autoindividuarsi come un intellettuale al servizio, un soggetto pensante in grado di far luce nella notte, indicando e citando libri ed articoli, ragionando su fatti ed eventi, sciorinando dati e situazioni. Basterebbe la nutrita, eterogenea bibliografia, posta dall’autore in esergo, dei libri e degli autori di cui si occupa in questa sua indagine colta e puntuale per avere una consistente guida ragionata alla comprensione ed analisi di questi anni. È una passione fredda quella che muove questo libro di Pascale: una freddezza che non significa però cinismo o disincanto o rinuncia, ma semmai una volontà di esperire un’idea, una teoria valida, facendosi largo in mezzo al ginepraio di un’informazione sempre più malmostosa e tendenziosa, che agisce sempre più come strumento di distrazione di massa, dirottando la sua attenzione su questioni del tutto vacue ed irrilevanti. Pascale si muove invece come se fosse un detective dello spirito critico, un conradiano secret sharer agli ordini di un’intelligenza che non abdica alla tentazione del batticuore e dell’irrazionalità o della supina acquiescenza alle mode più mainstream, ai dispositivi del consenso di massa e del ‘così fan tutti’. Per l’autore, è infatti proprio l’emotività uno dei pericoli maggiori, quella che si frappone fra l’evento e la comprensione dello stesso: “[…]vista e considerata la situazione del nostro paese, dove è proprio il tasso di emotività, sempre così acceso, solenne e alato, che ci spinge a smettere di pensare[…] possiamo spingerci ad affermare che quel complesso di reazioni labili e veloci che i primatologi chiamano ‘emozioni’ può abbassare la nostra comprensione del dolore del mondo o perlomeno renderla parziale?” Si capisce facilmente anche da questa citazione che Pascale, da buon investigatore alla ricerca del senso perduto, ricorre volentieri ad una sorte di modularità espressiva che viene continuamente reiterata alla stregua di un rivelatore tic sintattico-verbale: procedere per interrogazioni assillanti ed incalzanti, sempre supportate da una mole di fatti e questioni. Pascale ci spiega che quello della pursuit of happiness a tutti i costi è solo un equivoco e che ad essa va sostituito piuttosto ‘il diritto all’inquietudine’: “se non possiamo essere per forza felici, dobbiamo accontentarci di essere intelligenti, e dunque indagare, indagare, indagare” . Ma volendo rinvenire un difetto in questo libro non banale, si può dire che talvolta l’autore pare sopraffatto da una specie di empito didascalico, di furor pedagogicus che non corrobora sempre la potenza del ragionamento e della analisi. Comunque, un libro che resta, un’opera necessaria ed importante.

Come un isofene

Sul blog di minimum fax  alcuni appunti del sottoscritto su un gran libro.

Ravel: una biografia antifrastica

Ho appena finito di leggere ‘Correre’ di Jean Echenoz dedicata a Zàtopek. Due anni fa avevo letto, con uguale piacere ed ammirazione per la scrittura di Echenoz, un’altra delle sue biografie inattendibili, quella su Ravel. Questa ( con qualche piccola variazione) è la recensione che scrissi in quell’occasione per Stilos old version. (continua…)

Letteratura e Medicina

 

C’è una pagina di Carlo Dossi che spiega come “tra medicina e letteratura corse sempre amicizia”, e non solo per la gran quantità di medici che “hanno occupato, nel cosidetto(sic) campo letterario, assài pèrtiche per coltivarvi piante non sempre medicinali”, ma soprattutto per essere alleate nella stessa missione: medicina e letteratura cercano infatti “di richiamare il bel tempo, o, se non altro, di dissimulare il cattivo, una al corpo, l’altra all’animo” (C. Dossi, Ritratti umani dal calamajo di un mèdico). (continua…)

Chi ’sconforta’ chi?

 

Quasi una  stroncatura.

Una cover di Baudelaire

Appunti su Nero sonetto solubile di Valerio Magrelli

 All’origine c’è questo sonetto Recueillement di Charles Baudelaire: composto tutto di versi alessandrini, ma su un impianto irregolare, con rime che seguono lo schema abab abab ccd ede, inserito dai curatori dell’edizione postuma de I fiori de l male nella sezione Spleen et idéal: (continua…)

Il culturista recensisce l’Anedda

C’è questo giornale nuovo ad Osimo, autoprodotto dai compagni del L.U.P.O. Ho l’onore di poter pubblicare i miei pezzi sulla pagina intitolata , non a caso, ‘Il culturista’ ( e non poteva essere altrimenti…) .

(continua…)

Un uomo solo

ish
A dar retta a molta cronaca cinematografica dal lido di Venezia in occasione dell’ultima Biennale Cinema ed al Fazio gongolante dell’ultima puntata di Che tempo che fa questo Un uomo solo (uscito il 15 gennaio) dovrebbe essere davvero un mix di eleganza e raffinatezza, almeno quanto lo era ieri sera nello studio televisivo il suo regista, quel Tom Ford che, da stilista glamour e talentuoso, ha saputo metamorfosarsi nel regista raffinato e ispiratissimo di questa pellicola. (continua…)

Enrico De Vivo “Divagazioni stanziali”, QuiEdit, 2009,pag.127, euro 13,00.

de vivo

Da otto anni, esiste sul web una rivista di letteratura ‘militante’ chiamata, con esplicito omaggio a Leopardi, “Zibaldoni e altre meraviglie” (www.zibaldoni.it); essa, oltre a poter vantare insieme alla Settimana enigmistica un consistente numero di imitazioni, ha ospitato sin dall’inizio contributi molto interessanti ed eterogenei non solo per mano di intellettuali e scrittori di chiara fama, ma anche da parte di ‘outsider’ che meritano senz’altro un’attenzione più meditata, rispetto a quella effimera e superficiale che spesso si riserva al Web. Nume tutelare di questa intrapresa è Enrico De Vivo, il cui esordio letterario risale ad una decina di anni, quei “Racconti impensati” di ambientazione scolastica usciti per Feltrinelli con prefazione di Gianni Celati; poi, nel 2004, lo stesso De Vivo ha curato un’antologia che radunava i ‘pezzi’ migliori della rivista online. (continua…)