Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Archive for the ‘sopire e (s)troncare’ Category

Come una garza


Ci sono i lettori ed i non lettori: i primi sono quelli che leggono i libri, i secondi sono quelli che leggono Coelho, Erri de Luca, Margaret Mazzantini. Dopo questa necessaria presentazione, una premessa anch’essa indispensabile: per essere candidati al premio Strega, l’autore deve vantare tra le sue credenziali anche una specie di lettera di presentazione scritta da uno/a dei 400 Amici della Domenica della Fondazione Bellonci. Una lettera che dovrebbe spiegare in maniera concisa, ma efficace perché quel libro, quell’autore merita la candidatura allo Strega medesimo. Ecco qui come la Margaret Mazzantini presentò due anni or sono da par suo agli Amici della Domenica il libro di Cesarina Vighy ( trascrivo la lettera da ‘Scendo. Buon proseguimento’, opera postrema della Vighy medesima):
 “ Presento agli amici della domenica il libro di C.V. “L’ultima estate”, opera di inconsueto nitore letterario. Il dialogo intimo dell’autrice con la propria menomazione produce il racconto di una vita intera, descritta con coraggio, senza alcuna garza, nuda e odorosa come un corpo malato. C.V. avanza impietosa e limpida come la sua intelligenza, non si commuove mai per se stessa, anzi ci esorta a sorridere dello sciocchezzaio umano. La materia narrativa potente e dissacrante prende il sopravvento restituendoci insieme al talento dell’autrice un segno forte che commuove eccome: la scrittura come lenitivo, come unico gesto possibile”. Alla Vighy, in verità, la lettera piacque molto tanto che nella mail dove ricopia per intero il Mazzantini-elogio, sottolinea, con un entusiastico ‘wow’, questa presentazione dell’autrice romana. Ma proviamo invece a raffreddare il giustificato entusiasmo, tipico di chi, da sconosciuta outsider come la Vighy, si trova improvvisamente illuminata dalle luci della ribalta del più mondano fra i premi letterari e quindi, obnubilata da tanta improvvisa fama, non discerne chiaramente che questa, più che una lettera di presentazione, è solo una maldestra sinossi del Mazzantini pensiero. Compitiamo allora questa ‘raccomandazione’, cogliamone tutte le callide iuncturae: “Presento agli amici della domenica il libro di C.V. L’ultima estate, opera di inconsueto nitore letterario”. Ecco: “inconsueto nitore letterario” è una di quelle idées reçues, è una di quelle formule vuote e logoratissime che dovrebbe essere cassata ab ovo da ogni scrittura, se non altro per l’abuso reiterato a cui è stata sottoposta, un abuso che ne ha compresso ogni vigore semantico. “Il dialogo intimo dell’autrice con la propria menomazione produce il racconto di una vita intera, descritta con coraggio, senza alcuna garza, nuda e odorosa come un corpo malato Ma davvero c’è scritto: “senza alcuna garza?” Ma davvero questo non è un orribile refuso? Ma se è non è un refuso, allora questa similitudine merita di entrare nel Dizionario universale del kitsch. Forse confusa dal fatto che uno dei temi centrali del libro della Vighy era la sua condizione di malata di Sclerosi Laterale Amiotrofica, la Mazzantini, travolta da un rigurgito di pietas da pasionaria delle ASL, si è sentita in obbligo di sfoggiare una insospettabile competenza infermieristica: ma sostituire il proverbiale, ultraretorico ‘velo’ ( altra logora metafora) con l’ospedaliera ‘garza’ mi sembra davvero improponibile. Ma l’acme dell’ enfatizzazione del dolorismo, l’apoteosi di quella pornografia sentimentale di cui la Mazzantini è maestra insuperabile, si ha quando la scrittrice di “Non ti muovere” scrive, senza timore alcuno, della ‘vita intera nuda e odorosa come un corpo malato’. Domanda: ma la Mazzantini è mai stata in una stanza d’ospedale, a contatto con corpi malati? Ha mai sentito quella puzza inconfondibile di medicinali, evacuazioni, peti, puzze assortite che aleggia trionfante ed insopportabile? Oppure ci vuol dire che da malati dal nostro corpo si spanderà una fragranza dolcissima e rasserenante, qualcosa che ricorda il profumo di viole che i devoti asseriscono provenire dalle piaghe di Padre Pio? Il finale è poi davvero rivelatore di ciò che la Mazzantini pensa debba essere la scrittura, la letteratura tout court: “la scrittura come lenitivo, come unico gesto possibile”. La letteratura come lenitivo, come balsamo, come oppiaceo rifugio, come pomata e decoro, la letteratura come benevola pacca sulla spalla, come riproposizione ed affermazione dell’esistente, la letteratura come un prozac in forma di parole atto a placare inquietudini e rabbie: la letteratura consolatoria e decorativa, quella che facendoci commuovere subdolamente conferma ed rinsalda lo stato di cose esistenti. La letteratura che non cambia nulla, né in noi, né nel prossimo. Io invece come Holderlin penso che lì dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva. Io credo nel torso dell’Apollo del Belvedere, evocato da Rilke, quello che ci dice ‘cambia la tua vita’.

Polimorfia di Vasco Rossi ( un libro brutto davvero)

Polimorfia del Vasco nazionale: infatti, a leggere la prima pagina della cultura di ‘Repubblica’ oggi, sembra che diventi editore-finanziatore della rivista Satisfiction. Mettendo da parte la quaestio economica, è interessante copincollare alcune perle dall’intervista con il signor Rossi ( in corsivo le domande): (continua…)