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	<title>Un cuore intelligente</title>
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	<description>Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)</description>
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		<title>Cara, dolce, tenera Elizabeth</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 12:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[come parli, frate]]></category>
		<category><![CDATA[Bruce Chatwin]]></category>
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( versione più breve qui):
1958: Bruce ha 18 anni: è entrato nella Sotheby’s come magazziniere nella sezione opere d’arte, 2 anni dopo diventa catalogatore nella sezione Impressionisti.1961: Elizabeth ha 23 anni: viene assunta dalla Sotheby’s come segretaria di un capo. La loro relazione nasce due anni dopo, nonostante le perplessità cagionate dall’inquieta, variegata attività sessualità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/09/7CA7196UQCAGW2XEOCA37V9NKCAQGZ96QCA9ROKCTCACZ3T1ZCAZUVENXCAJ29MHICAJF8JTVCA82RXGECAE90WGQCA31UM8XCADWI7Y9CAE3F37OCA4DHVN2CA7OJFGOCA6K51O9CANP36WL.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-724" title="7CA7196UQCAGW2XEOCA37V9NKCAQGZ96QCA9ROKCTCACZ3T1ZCAZUVENXCAJ29MHICAJF8JTVCA82RXGECAE90WGQCA31UM8XCADWI7Y9CAE3F37OCA4DHVN2CA7OJFGOCA6K51O9CANP36WL" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/09/7CA7196UQCAGW2XEOCA37V9NKCAQGZ96QCA9ROKCTCACZ3T1ZCAZUVENXCAJ29MHICAJF8JTVCA82RXGECAE90WGQCA31UM8XCADWI7Y9CAE3F37OCA4DHVN2CA7OJFGOCA6K51O9CANP36WL.jpg" alt="" width="197" height="256" /></a></p>
<p>( versione più breve <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/79585/elizabeth-chanler-chatwin-bruce/" target="_blank">qui):</a></p>
<p>1958: Bruce ha 18 anni: è entrato nella Sotheby’s come magazziniere nella sezione opere d’arte, 2 anni dopo diventa catalogatore nella sezione Impressionisti.1961: Elizabeth ha 23 anni: viene assunta dalla Sotheby’s come segretaria di un capo. La loro relazione nasce due anni dopo, nonostante le perplessità cagionate dall’inquieta, variegata attività sessualità di Bruce. Dopo un periodo di intenso lavoro alla Sotheby’s, Bruce comincia ad accusare dei disturbi all’occhio destro. Uno specialista gli dice: “Hai guardato per troppo tempo i quadri troppo da vicino. Perché non li sostituisci con vasti orizzonti?” Quel consiglio segnò l’inizio di una carriera prodigiosa ed inaudita: il magazziniere-catalogatore si trasformò in viaggiatore, il viaggiatore in autore, l’autore in mito, il mito, postmortem, in logo. Nel febbraio del 1965, dopo il consiglio dello specialista, Bruce parte per un lungo periodo in Sudan. Tornato, Bruce chiede ad Elizabeth di sposarlo: a suo fratello confessò che lo faceva “Per impedirmi di diventare pazzo”. Pensava che la felicità offerta da quell’unione avrebbe calmierato la eterogenea voracità dei suoi istinti sessuali. Probabilmente fu un matrimonio morganatico, più o meno come quello fra Tomasi di Lampedusa e sua moglie, la psicanalista Alessandra Wolf. Nel 1966 Bruce abbandona definitivamente Sotheby’s. Per tutta la durata del loro matrimonio, nonostante i lunghi periodi di assenza di Bruce che a piedi si faceva, più o meno, il periplo del mondo, Elizabeth si mantenne ben salda. Conservò la sua autonomia ed indipendenza, accettando con perfetta calma qualsiasi cosa lui facesse. Bruce, da parte sua, aveva bisogno di qualcuno da cui fuggire e a cui fare ritorno: Elizabeth era questo qualcuno. Bruce muore per Aids nel 1989, senza mai fare outing riguardo la sua malattia, anzi attribuendone l’origine a motivi misteriosi e leggendari che sanno di romanzo d’appendice ( morso di pipistrello, misteriosa malattia tropicale,…), legati comunque al suo perpetuo nomadismo. Il Bruce in questione è Bruce Chatwin, cioè quello che oggi, a tutti gli effetti, più che come autore, è celebrato come un logo amatissimo dal marketing dell’industria culturale: si pensi alle Tshirts globalizzate che riportano in bella mostra le sue frasi famose, si pensi alla fortuna dei suoi mitici taccuini, i moleskine che ormai sono accessori indispensabile nella divisa dello scrittore di grido di ogni latitudine. I suoi libri sono vendutissimi, pubblicati da editori raffinati e à la page ( in Italia, Adelphi). In più, a rinverdire i fasti di casa Chatwin, sua moglie adesso è diventata inopinatamente anche l’inventrice di un nuovo genere letterario: l’epistolario con rettifica-a mittente morto-. Infatti è in uscita presso le edizioni Jonathan Cape dal 2 settembre il volume di 550 pagine <em>Under the Sun: The</em> <em>Letters of Bruce Chatwin</em>, caratterizzato da un originale,velenoso contributo dato dalla signora Elizabeth Chanler in Chatwin. La vedova infatti chiosa, smentisce, rettifica, sbugiarda le lettere di suo marito, aggiungendo commenti perfidi e salaci ed introducendo note che sottolineano la mediocrità e fragilità di quello scrittore diventato mito, di quel mito diventato logo. E allora, a proposito di epistolari celebri, ce le immaginiamo le lettere di Kafka con le glosse di Milena, George Sand che svillaneggia Flaubert o Theo van Gogh che ironizza sulla follia di suo fratello? Cara, dolce, tenera Elizabet.</p>
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		<title>Aridatece Tinto !</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 07:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[come parli, frate]]></category>
		<category><![CDATA[Bataille]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Baffo]]></category>
		<category><![CDATA[Tinto Brass]]></category>

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 “Sono rimasto dieci giorni senza conoscenza. Quando aprivo gli occhi vedevo Caterina e le dicevo: che bel viso »[…]«I medici dissero a Caterina che ero in pericolo di vita. Ma quando aprivo gli occhi non avevo paura, mi rendevo conto della situazione ma l’apparizione di Caterina mi rasserenava, ero pronto a tutto. Mi lasci comunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <br />
<a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/09/chi1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-716" title="chi" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/09/chi1.jpg" alt="" width="264" height="191" /></a></p>
<p> “<em>Sono rimasto dieci giorni senza conoscenza. Quando aprivo gli occhi vedevo Caterina e le dicevo: che bel viso »[…]«I medici dissero a Caterina che ero in pericolo di vita. Ma quando aprivo gli occhi non avevo paura, mi rendevo conto della situazione ma l’apparizione di Caterina mi rasserenava, ero pronto a tutto. Mi lasci comunque ringraziare i medici di Vicenza, mi hanno fatto capire che si può continuare».</em></p>
<p><em>“ Ero immobile quando fino a pochi giorni</em> <em>prima facevo una vita intensa. Mi chiesi se valeva la pena di vivere o di morire. Una notte pensai al suicidio, con serenità. La mattina dopo, di nuovo vedendo Caterina, ho però reagito».</em> «</p>
<p><strong>Come l’ha cambiata questa esperienza? </strong><em>«Profondamente. Il sesso, l’eros: è l’ora di fare un discorso serio su questi temi. Il sesso non deve essere un &#8220;consumo&#8221; finale, ma uno stato provvisorio».</em></p>
<p><strong>Certo che dette da Lei queste parole suonano un po’ strane&#8230; </strong>«<em>La vera trasgressione oggi è l’amore. Ho inseguito la libertà attraverso l’eros, rimuovendo la morte e la vecchiaia, trasformando il sesso in un’ossessione. Ho superato questa fase: confrontandomi con la morte l’ho accettata. Non</em> <em>può essere il sesso l’obiettivo finale. Conta di più la sfera affettiva</em>».</p>
<p><strong>Che cosa sta leggendo in questo periodo? </strong>«<em>La vita di Martin Lutero,</em> <em>molto interessante».</em></p>
<p>Queste parole, raccolte da Alessandro Zangrando e pubblicate sull’inserto veneto del Corriere della Sera due giorni fa, suscitano malinconia e rammarico per motivi evidenti: infatti a pronunciarle non è una pecorella smarrita riaccolta nel grande ed accogliente grembo di SantaMadreRomanaChiesa, né un devoto integralista teocon, tutto RadioMaria nelle cuffiette ed Osservatore Romano nella 24ore. E chi è allora che, in questa intervista, si sdilinquisce languidamente sul viso di petrarchesca luminosità della salvifica Caterina ( ma un tempo il suo sguardo, in onore anche dall’epitaffio che lui stesso, nelle ore immediatamente precedenti la malattia, aveva coniato per la propria tomba: “fu vera gloria? Ai posteriori l’ardua sentenza”, si sarebbe sdilinquito, con ostinazione da vieux cochon, ad ammirare le conturbanti evidenze callipigie della suddetta Caterina), chi è che in questa intervista osa riproporre di nuovo l’antica, vituperata, ipocrita distinzione fra sesso ed amore, esaltando il potere trasgressivo (sic) di un eros platonico, tutto palpiti e sospiri e cerebralismo, e la conseguente detronizzazione della sessualità ridotta soltanto alla sua dimensione libidinosa-ossessiva-consumista, chi è che confessa di tenere come proprio livre de chevet la vita del terribile e bellicoso e fondamentalista Lutero? Ahimè: chi dice tutto questo è un signore che si chiama Tinto Brass. Quello stesso Tinto Brass che un tempo avevamo annoverato fra i nostri eroi preferiti non tanto per la qualità non eccelsa della sua copiosa produzione cinematografica ( tra cui salverei senz’altro quella sorta di favola postpunk, piena di rumore e follia, che era <strong>Snack Bar Budapest</strong> -1988-, con un crepuscolare Giancarlo Giannini e <strong>La chiave</strong> -1983 -, tratta da uno stupendo racconto di Junichiro Tanizachi, magistralmente recitata da una Stefania Sandrelli d’inarrivabile malizia e da un grandissimo Frank Finlay nel ruolo di magnifico cocu, voyeur e grafomane) quanto per l’irriducibile spirito libertino, fra Baffo ed Bataille, che connotava le sue dichiarazioni, lontane abissalmente dallo spirito becero del trionfante politicall correct, e piuttosto capaci di chiamare le cose con il loro nome, di restituire ad esse la propria funzione dirimente ed inequivocabile, di dire cioè  pane al pane,<a href="http://wikisource.org/wiki/Oh!_mona,_in_fra_le_cose_delicate" target="_blank"> mona alla mona</a>, <a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200711articoli/27893girata.asp" target="_blank">culo al culo</a>. Purtroppo, a leggere questa intervista, quel Tinto Brass adesso non c’è più, sostituito da un tepido, prudente suo ectoplasma, mistico ed asessuato, tutto prudenza, sentimenti e benpensantismo : guarito per fortuna dall’emorragia cerebrale che l’ha colpito nell’ aprile scorso a Marostica, l’ex-incendiario non si è potuto salvare però dalla più triste e scontata delle derive: la metamorfosi in bonario, impacciato pompiere.</p>
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		<title>I nuovi profeti: la premiata ditta B. &amp; M.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 08:45:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[posizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Baricco]]></category>
		<category><![CDATA[Bertinotti]]></category>
		<category><![CDATA[Marchionne]]></category>

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		<description><![CDATA[I nuovi profeti sfoderano volti sereni e rassicuranti, di un candore quasi bamboccesco e finto-naif; volti la cui grazia angelicata è sapientemente intonata alla camicia (B.) o al maglioncino (M.) o alla polo blu notte ( sempre M.), novità assoluta questa per look sapientemente meditati ed indagati, con un’acribia degna di miglior causa, da articolesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/tumblr_l54qi88a981qzxq1eo1_500.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-710" title="tumblr_l54qi88a981qzxq1eo1_500" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/tumblr_l54qi88a981qzxq1eo1_500-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a>I nuovi profeti sfoderano volti sereni e rassicuranti, di un candore quasi bamboccesco e finto-naif; volti la cui grazia angelicata è sapientemente intonata alla camicia (B.) o al maglioncino (M.) o alla polo blu notte ( sempre M.), novità assoluta questa per look sapientemente meditati ed indagati, con un’acribia degna di miglior causa, da articolesse ponderose, da estenuanti esegesi di ineffabili cronisti, capaci di riempire intere colonne discettando sul numero dei bottoncini e sulla lunghezza delle arrotolate maniche di camicia. Sono B. &amp; M. i profeti del ‘bisogna essere assolutamente moderni’, i guru benedicenti del post post-moderno, i nipotini sempre à la page, più buoni e concilianti, più presentabili e simpatici dei loro bellicosi ed ineleganti avi che, all’inizio del secolo scorso, teorizzavano la necessità della distruzione di biblioteche, musei ed accademie per celebrare i fasti del nuovo che avanza, del domani che è già oggi, della bellezza di un futuro gioioso e magnifico che è come già incistato nel presente, ma noi non ce ne siamo neanche accorti. Oggi i nuovi profeti sentenziano l’avvento dell’epoca nuova e felice, scortati dall’ applauso fedele di platee ugualmente osannanti, platee sostanzialmente omologhe ed affini &#8211; i ciellini a Rimini, il pubblico televisivo di Fazio, quello del salotto buono della sinistra (sic)-, platee in isterico tripudio di fronte all’annuncio del Verbo Nuovo, quello che spiega che bisogna farla finita con il vecchiume ed il passatismo, che le anticaglie del pensiero e i ruderi dell’ideologia vanno gettati via, tout court, senza pietà. Sostiene infatti M. che la lotta di classe, i diritti dei lavoratori, la conflittualità e l’antagonismo non sono altro che orpelli antiquati di un mondo che fu, oggetti kitsch del salotto di Nonna Politica che debbono essere tolti di mezzo per spianare la strada al nuovo che avanza “ <em>Non siamo più negli Anni Sessanta. Non è possibile gettare le basi del domani continuando a pensare che ci sia una lotta tra ‘capitale’ e ‘lavoro, tra ‘padroni’ e ‘operai.[…].Non credo sia onesto usare il diritto di pochi per piegare il diritto di molti</em>” ( e si noti bene il rovesciamento quantitativo per cui i molti –i lavoratori- diventano pochi e i pochi,-i capitalisti-molti. Ma nella realtà non è l’esatto contrario?) Ma anche : “<em>Rifiutare il cambiamento a priori significa rifiutare il futuro. Se non siamo disposti ad adeguarci al mondo che cambia, ci ritroveremo costretti a gestire solo i cocci del nostro passato.</em>” Che M. sia poi lo stesso che veniva collocato pochi anni fa dal comunista(?) Bertinotti fra i ‘borghesi buoni’ tanto da indicarlo come ‘salvatore’ dell’Alitalia, è cosa che oggi suscita più il sorriso che il dolore.<em> </em></p>
<p>Per una felice sovrapposizione sincronica, lo stesso giorno in cui il nuovo profeta M. cancellava, parlando alla platea di di Affari e Comunione, tanto brutalmente un pezzo di storia, un altro nuovo profeta ci spiegava, illuminato da una curiosa dislocazione ucronica (“<em>Ci crediate o no, questo articolo l’ho scritto nel luglio 2026, cioè fra sedici</em> <em>anni</em>”: questo l’abbacinante incipit su Repubblica del 25 agosto dell’articolo di B. per cui si può parlare di profezia ex post) che l’idea di una formazione culturale basata sulla non superficialità dell’apprendimento e della conoscenza, ma piuttosto sulla pazienza, sulla fatica, sull&#8217; indagine ostinata, sulla ‘profondità’ della ricerca e dello studio, erano detriti del passato, semplici materiali di scarto, macerie da destinare ad una prossima imminente liquidazione. Val la pena riportare alcune chicche dall’articolo del profeta B:  “ <em>la profondità, che in realtà non sembra mai essere esistita, e che alla lunga sarà ricordato come una delle utili menzogne che gli umani si sono raccontati.[…]. La reinvenzione della superficialità come luogo del senso è una delle imprese che abbiamo compiuto: un lavoretto d&#8217; artigianato spirituale che passerà alla storia. Dove molti vedevano una semplice resa alla superficialità, molti altri hanno intuito uno scenario ben differente: il tesoro del senso, che era relegato in una cripta segreta e riservata, ora si distribuiva sulla superficie del mondo, dove la possibilità di ricomporlo non coincideva più con una discesa ascetica nel sottosuolo, regolata da un&#8217; élite di sacerdoti, ma da una collettiva abilità nel registrare e collegare tessere del reale. […]Perdiamo capacità di concentrazione, non riusciamo a fare un gesto alla volta, scegliamo sempre la velocità a discapito dell&#8217; approfondimento: l&#8217; incrocio di questi difetti genera una tecnica di percezione del reale che cerca sistematicamente la simultaneità e la sovrapposizione degli stimoli: è ciò che noi chiamiamo fare esperienza. Nei libri, nella musica, in ciò che chiamiamo bello guardandolo o ascoltandolo, riconosciamo sempre più spesso l&#8217; abilità a pronunciare l&#8217; emozione del mondo semplicemente illuminandola, e non riportandola alla luce: è l&#8217; estetica che ci piace coltivare, quella per cui qualsiasi confine tra arte alta e arte bassa va scomparendo, non essendoci più un basso e un alto, ma solo luce e oscurità, sguardi e cecità Per questo oggi suona kitsch ogni simulazione di profondità e in fondo sottilmente cheap qualsiasi concessione alla nostalgia. La profondità sembra essere diventata una merce di scarto per i vecchi, i meno avveduti e i più poveri”</em>.</p>
<p>A questo punto giunge inevitabile una specie di corto circuitazione onirica, di smarrimento delle coordinate spaziotemporali, di un piccolo collasso babelico per cui non si capisce più se è Baricco che parla ai ciellini elogiando la globalizzazione o Marchionne che ha scritto un fondo su Repubblica per spiegare quanto è bello essere superficiali. Le tesi dei due nuovi profeti coincidono e si equivalgono, ci spiegano e contestualizzano il mondo ponendosi esattamente dalla stessa parte della barricata. Una barricata confortevole e piena di glamour ed ammennicoli, dove wikipedia e multi skating, ipad e google convivono gioiosamente insieme ad un’ ottica del lavoro e del profitto che ricorda molto da vicino quella schiavistica, una celebrazione della felicità che coincide con la globalizzazione dei doveri e la distruzione dei diritti.</p>
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		<title>Centimetro</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 01:50:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[posizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Marguerite Yourcenar]]></category>
		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>

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10 anni? 20 anni? 1 anno? Un giorno? Due settimane? Poche ore? Un mese? Chi può dirlo, meglio di quanto dice l’Adriano inventato dalla Yourcenar: “Ciò non pertanto, sono giunto a quell&#8217;età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata. Dire che ho i giorni contati non significa nulla; è stato sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/qbsIda7Hb7Y?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/qbsIda7Hb7Y?fs=1&amp;hl=it_IT" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object></p>
<p>10 anni? 20 anni? 1 anno? Un giorno? Due settimane? Poche ore? Un mese? Chi può dirlo, meglio di quanto dice l’Adriano inventato dalla Yourcenar: “Ciò non pertanto, sono giunto a quell&#8217;età in cui la vita è, per ogni uomo, una sconfitta accettata. Dire che ho i giorni contati non significa nulla; è stato sempre cosí; è cosí per noi tutti.”<br />
In realtà, rivedendo adesso questi pochi minuti tratti da Aprile di Nanni Moretti, ciò che più colpisce non è solo la numinosa boutade sulla metrificazione del tempo che ci resta da vivere, quanto la reazione del protagonista. La consapevolezza che c&#8217;è rimasta da vivere una piccola parte del centimetro  non induce a nessuna tergiversazione o melanconia, a nessuna cupezza od intorbidamento esistenziale, a nessun consolatorio lamento sulla finititudine dell’essere et similia. Piuttosto: spazzare via tutte le macerie sulle quali abbiamo costruito il grottesco monumento di noi stessi, fuggire dalla pesanteur che abbiamo tanto scioccamente edificato per rovinare i nostri giorni migliori, abbandonare quella gravità mondana che tanto ci ha condizionato e condiziona, liberarci dalla zavorra con la stessa grazia e leggerezza con la quale Moretti getta via la sua collezione di ritagli da riviste e giornali tanto pazientemente accumulata e catalogata. Ciò fatto, forse, sarà più facile, prima che la candela sia del tutto consumata, girare finalmente quel famoso musical sul pasticcere ballerino e trozkista o scrivere un libro sulla persona più felice del mondo nel secolo più violento e breve( uno come J.H.L., per dire).</p>
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		<title>Uno stupido è uno stupido è uno stupido.</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 09:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[posizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berija]]></category>
		<category><![CDATA[Flaubert]]></category>
		<category><![CDATA[Kolyma]]></category>

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La stupidità è proteiforme ed infinita, ma uno stupido è sempre uno stupido è uno stupido. Temo sia anche invincibile, capace com’è di assurgere sempre a nuova vita, di autocelebrarsi indossando comunque maschere e forme e simulacri sempre nuovi, inaspettati, paventati o spiazzanti. Poi essa è vieppiù pericolosa e nefasta quando assume una parvenza apparentemente [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/Dominique84124605287775_gros.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-701" title="Dominique84124605287775_gros" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/Dominique84124605287775_gros.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>La stupidità è proteiforme ed infinita, ma uno stupido è sempre uno stupido è uno stupido. Temo sia anche invincibile, capace com’è di assurgere sempre a nuova vita, di autocelebrarsi indossando comunque maschere e forme e simulacri sempre nuovi, inaspettati, paventati o spiazzanti. Poi essa è vieppiù pericolosa e nefasta quando assume una parvenza apparentemente inoffensiva e ‘ludica’; quando sembra poter meritare, come unica risposta possibile, un trattamento analogo a quello che l’adulto solitamente riserva al proprio piccolo, protagonista di una puerile, innocente birichinata: il sorriso accondiscendente che anticipa di poco l&#8217;imminenza del perdono. Per cui una cosa come quella che è <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/collection/photostory/curiosita/2010/08/15/visualizza_new.html_1881556375.html" target="_self">avvenuta ieri a Roma </a>suscita in me un feroce moto di bieco, sbrigativo, feroce giustizialismo; evoca il berija che tengo sopito e nascosto,ma  che, in casi come questi, ulula per poter dar sfogo a tutto il suo repertorio di violenza, a tutto il suo insopprimibile desiderio di vendetta. Per cui se i miei desideri potessero trasformarsi in realtà vorrei che questo trasgressore piccolo piccolo, questo erostrato de’ noantri, questo marinetti in miniatura fosse spedito in una qualche Kolyma, in un viaggio di sola andata per Guantanamo o similia. Perché lui è un portatore insano della stupidità adulta, quella più pericolosa e resiliente, quella il cui fondo opaco è composto da un mix inestricabile di intolleranza, ignoranza, menefreghismo, sciatteria, volgarità, narcisismo, esibizionismo, etcetera.Non può non venire in mente Flaubert: una sua celebre lettera del 6 ottobre 1850 : &#8221; La betise è qualcosa di incrollabile; niente può attaccarla senza andare in frantumi&#8230;Ad Alessandria d&#8217;Egitto, un certo Thompson di Sunderland , ha scritto il proprio nome sulla colonna di Pompeo a lettere cubitali. Si legge ad un quarto di lega di distanza. Non c&#8217;è modo di vedere la colonna senza vedere il nome di Thompson e quindi senza pensare a Thompson. Questo cretino si è incorporato al monumento e si perpetua con esso. Cosa dico ? Lo schiaccia con lo splendore delle sue lettere gigantesche. Non è formidabile costringere i lettori futuri a pensarvi e ricordarvi di voi ? Tutti gli imbecilli sono più o meno dei Thompson di Sunderland&#8221;</p>
<p>.</p>
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		<title>Cavazzoni,il mare ed Hitler</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 02:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Hitler]]></category>

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Il lunatico Cavazzoni ci dona, negli otia ferragostani, una suadente analogia: 
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<p>Il lunatico Cavazzoni ci dona, negli otia ferragostani, una suadente analogia: </p>
<p><a href="http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?currentId=15" target="_blank">http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?currentId=15</a></p>
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		<title>Home, sweet home( Casa Collyer, marzo 1947)</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Aug 2010 05:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[mirabilia]]></category>
		<category><![CDATA[E.L. Doctorow]]></category>
		<category><![CDATA[Homer Collyer]]></category>
		<category><![CDATA[Langley Collyer]]></category>

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		<description><![CDATA[Che cosa vogliono dirci Homer &#38; Langley Collyer dall’abisso senza fondo delle loro macerie, barricati per decenni contro il mondo nella loro magione sulla Fifth Avenue? Perché abbiamo la sensazione che abbiano voluto comunicarci qualcosa di essenziale e fondamentale e che, per farlo, hanno gridato così forte e così tanto fino ad essere letteralmente inudibili? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa vogliono dirci Homer &amp; Langley Collyer dall’abisso senza fondo delle loro macerie, barricati per decenni contro il mondo nella loro magione sulla Fifth Avenue? Perché abbiamo la sensazione che abbiano voluto comunicarci qualcosa di essenziale e fondamentale e che, per farlo, hanno gridato così forte e così tanto fino ad essere letteralmente inudibili? Perché questa vicenda, tanto familiare e peculiare, tanto americana e tanto universale, ci riporta alla mente qualcosa che non dovrebbe c&#8217;entrare niente con la follia di casa Collyer, e cioè le urla e le grida lanciate <a href="http://www.nazioneindiana.com/2007/07/09/il-tuffo/" target="_blank">dagli uomini </a>che cadevano dalle Due Torri? <span id="more-682"></span>Si chiama “Collyer brothers syndrome” perché riprende il nome dalla vicenda di questi due celebri fratelli, trovati morti dalla polizia nel marzo del 1947 nella loro casa proprio di fronte a Central Park: Homer Lusk Collyer (1881 -1947) e Langley Collyer (1885 – 1947). Nati da una ricca famiglia, a seguito del divorzio dei genitori, iniziarono a rinchiudersi in loro stessi, rifiutando progressivamente ogni contatto con il mondo esterno, senza mai uscire per decenni dalla loro abitazione. Furono rinvenuti cadaveri dopo che una chiamata anonima avvisò la polizia della presenza di un cadavere nell’edificio in cui si erano autoreclusi; le forze dell&#8217;ordine si trovarono di fronte ad una casa piena di trappole contro gli intrusi, immondizia e qualunque tipo di oggetto. 100 tonnellate di roba, alcune settimane di tempo per smaltirle tutte. Breve, incompleta descrizione del<a href="http://www.griseldaonline.it/formazione/06dimuro_delillo.htm"> garbage </a>rivenuto a casa Collyer: un’automobile modello T Ford che avevano smontato pezzo per pezzo e rimontato in sala da pranzo, 14 pianoforti, decine di carrozzine per bambini, grammofoni, macchine per scrivere, scatole di soldatini di piombo, giocattoli, giunti e tubi idraulici, frigoriferi, cassette di bottiglie del latte, reti e testate di letti, ombrelli rotti, sedie a sdraio, gomme di automobili, barilotti e fusti per la birra, valige e bauli, sci di legno, fioriere, anfore, pendole e orologi da muro, lampade nautiche, da campeggio e torce elettriche, pentole a pressione, scarponi, elmetti e cartucciere, borracce e gavette, pantaloni e tute militari, tenute di fatica e coperte di lana, coltelli tascabili, binocoli, manichini da sartoria, libri e giornali, quintali di libri, quintali di giornali. Il cadavere di Homer, morto d’inedia, venne ritrovato quasi subito, mentre ci vollero alcuni giorni per rinvenire quello di Langley, sepolto sotto cumuli di carta pressata che gli erano caduti addosso, mentre presumibilmente portava da mangiare al suo fratello cieco. Di tutto questo ed altro E.L.Doctorow nel suo abbacinante “Homer &amp;Langley”. ( qua sotto, alcune foto di casa Collyer).</p>
<p><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/policia_Nueva_York_casa_hermanos_Collyer.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-681" title="policia_Nueva_York_casa_hermanos_Collyer" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/policia_Nueva_York_casa_hermanos_Collyer-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/8034843_108855884131.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-673" title="U1061444INP" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/8034843_108855884131-233x300.jpg" alt="" width="233" height="300" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images4.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-678" title="images4" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images4.jpg" alt="" width="144" height="191" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images5.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-679" title="images5" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images5.jpg" alt="" width="299" height="168" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images-6.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-680" title="images 6" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images-6.jpg" alt="" width="254" height="199" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/collyer5.jpg"></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/collyer-house-480.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-675" title="collyer-house-480" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/collyer-house-480-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-676" title="images" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images.jpg" alt="" width="194" height="260" /></a><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-677" title="images1" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/08/images1.jpg" alt="" width="258" height="196" /></a></p>
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		<title>Alessandro Moscè recensisce &#8216;69 posizioni&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 16:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
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		<category><![CDATA[alessandro moscè]]></category>

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		<description><![CDATA[LINNIO ACCORRONI: LE POSIZIONI DEL MONDO ATTRAVERSO I LIBRI
Linnio Accorroni, nato e residente ad Osimo (si è distinto finora per i suoi articoli apparsi su “Stilos” e “Liberazione” e per la partecipazione a blog di sicuro affidamento come “Nazione Indiana” e “La Poesia e lo Spirito”), è un bravo critico dallo stampo analitico, dalla capacità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LINNIO ACCORRONI: LE POSIZIONI DEL MONDO ATTRAVERSO I LIBRI</strong></p>
<p>Linnio Accorroni, nato e residente ad Osimo (si è distinto finora per i suoi articoli apparsi su “Stilos” e “Liberazione” e per la partecipazione a blog di sicuro affidamento come “Nazione Indiana” e “La Poesia e lo Spirito”), è un bravo critico dallo stampo analitico, dalla capacità saggistica anche nel taglio breve. Lo dimostra, una volta di più, la raccolta di cronache, interviste e letture pubblicate nel bel volume <em>69 posizioni</em> (Cattedrale, Ancona 2010). 69 sono i suoi interventi a proposito di arte e letteratura, ma non disdegnando la politica e la musica. Una ricerca a tutto campo che svaria lungo l’asse del nostro Novecento e nei primi dieci anni di terzo millennio. Accorroni non ha mai una dimensione localistica, ma uno sguardo aperto, anche impegnato, che lo porta a muovere la sua penna al di là dell’io e di ogni stimolo predeterminato, cronachistico. “Tutti quelli che scrivono hanno dentro di sé, più o meno conscia, l’aspirazione di innovare, se non sovvertire del tutto, una modalità dell’espressione che pare logora e stantia”. A Linnio Accorroni si deve, tra l’altro, la valorizzazione di uno dei più grandi scrittori europei, il francese Philippe Forest, definito tra gli autori più intensi e sconvolgenti degli ultimi anni. Questo volume raccoglie una  straordinaria intervista a Forest, che ci fa capire l’indispensabilità dell’esperienza e della testimonianza, fondamenti “intoccabili” di un  romanzo. La sofferenza fisica e il dolore per la perdita di una figlia, consentono di raccogliere espressioni efficaci, preminenti come questa: “Nessuno vuole più sapere nulla di ciò che capita ad un essere umano nella sua relazione con l’irreparabile. L’ospedale è un luogo di osservazione insostituibile, a tale riguardo. Tutto il pensiero dominante tende a cancellare dalla nostra coscienza tale realtà. Il mio romanzo parte in guerra contro tale pensiero dominante”. Linnio Accorroni legge e interpreta alcune opere di scrittori contemporanei: Eraldo Affinati, Alberto Arbasino, Ermanno Rea, Beppe Sebaste, Sandro Veronesi, Alessandro Zaccuri. L’interesse per gli stranieri è il fuoco creativo di <em>69 posizioni.</em> Ce lo attesta Joan Didion raccontando di una coppia perfetta di intellettuali. La morte non interrompe nulla, ma può solo spingere a refertare la felicità evocando tempi e azioni, parole e luoghi. La fine di <em>69 posizioni</em> si collega all’inizio, all’impertinenza di una constatazione da insegnante che manifesta, proprio come in un libro, il destino dell’uomo: “A scuola, mi soffermo spesso a osservare gli studenti che, durante l’intervallo, s’affollano nell’atrio centrale: nel brusio indistinto, in quella specie di tableau vivant cubista fatto di abbracci, pacche, sfioramenti, baci tra gente che è stata gettata nel mondo trent’anni dopo di me, vorrei cogliere un qualche orizzonte di senso possibile, sperare che quelle risate, adesso così aperte e spensierate, non debbano tramutarsi tra qualche tempo nei ghigni spezzati, nelle smorfie di disgusto, nei pianti inconsolabili di chi scoprirà in corpore vili la sconvolgente violenza insita in ogni esistenza”.</p>
<p>(pubblicata, con tagli, sul Corriere Adriatico del 31 luglio 2010)</p>
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		<title>Apocalittici o formattati?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 08:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[Horcinus orca]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Ballestra]]></category>

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Un grido di dolore, più o meno, ma espresso con un tono piano e raziocinante, un j’accuse sostanzialmente disperato, ma lontano da quei toni enfatizzanti e da quella magniloquenza un po’ frusta che paiono una sorta di noblesse oblige quando si utilizzano dispositivi retorici di questo tipo. L’intervento di Silvia Ballestra pubblicato sul primo numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/07/images1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-662" title="images" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/07/images1.jpg" alt="" width="152" height="209" /></a></p>
<p>Un grido di dolore, più o meno, ma espresso con un tono piano e raziocinante, un j’accuse sostanzialmente disperato, ma lontano da quei toni enfatizzanti e da quella magniloquenza un po’ frusta che paiono una sorta di noblesse oblige quando si utilizzano dispositivi retorici di questo tipo. L’intervento di Silvia Ballestra pubblicato sul primo numero di Alfabeta2 ed intitolato un po’ anodinamente “L’industria del libro di massa” merita, vista la sincerità con la quale la scrittrice di ‘I giorni della rotonda’ affronta problematiche di centrale rilievo, una qualche riflessione supplementare&#8230; Continua sul nuovo blog di Stilos curato da Seia Montanelli:<br />
<a href="http://stilos.it/blog" target="_blank">http://stilos.it/blog</a></p>
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		<title>Ad intervistar Scòzzari</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:19:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>linnioaccorroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Filippo Scòzzari]]></category>

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		<description><![CDATA[
L’Insonnia Scozzarica. Pregio o malattia?
A Verucchio c’è un signore che, pur auto esiliatosi da anni nella quiete delle colline vicino a Rimini, continua a sfornare una serie impressionante di progetti: libri, racconti, schizzi, illustrazioni, farneticazioni, tavole di fumetti. Una congerie sempre commestibile originata da un’inquietudine virile che non lo ha abbandonato mai (leggersi “Memorie dell’arte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/07/La-Luna1.gif"><img class="alignnone size-medium wp-image-657" title="La-Luna" src="http://www.uncuoreintelligente.it/wp-content/uploads/2010/07/La-Luna1-180x300.gif" alt="" width="180" height="300" /></a></p>
<p>L’Insonnia Scozzarica. Pregio o malattia?</p>
<p>A Verucchio c’è un signore che, pur auto esiliatosi da anni nella quiete delle colline vicino a Rimini, continua a sfornare una serie impressionante di progetti: libri, racconti, schizzi, illustrazioni, farneticazioni, tavole di fumetti. Una congerie sempre commestibile originata da un’inquietudine virile che non lo ha abbandonato mai (leggersi “Memorie dell’arte bimba” e il diario di battaglie “Prima pagare, poi ricordare”, rigorosamente nell’ordine). Questo signore è uno dei pochi autentici sovversivi della penna e della tastiera rimasti in giro, uno “storico e dirompente autore di fumetti e romanzi acidi”, un artista che fa sbrilluccicare gli occhi, infiammare la mente ed ulcerare quel poco che è rimasto vivo ed eccitabile in noi (visitare il suo http://manualedellartebimba.blogspot.com/ , o cercarlo su Facebook, per un ulteriore giro di risate e frustate).</p>
<p><strong>1) Gentile Scòzzari, la prego: non mi tratti male, o giuro che non la intervisterò mai più.</strong><br />
Già fatto. Ti ho scorciato e aggiustato il pistolotto iniziale. Come te la cavavi nella scuola dell’obbligo?</p>
<p><strong>2) Perché dorme così poco di notte? Uno Scòzzari più conciliato col mondo, più in sintonia con il prossimo (anche se ossessionato da vicini che spargono letame romagnolo, vigili urbani che spargono multe marchigiane, scrittori di fantascienza che spargono letame americano, editor della Monta Odori incapaci di riconoscere il capolavoro del secolo) che cosa potrebbe darci? Solo l’incazzatura e l’insonnia pagano &#8211; creativamente parlando?<br />
</strong>L’insonnia non lo so, non ne soffro; è un trick ingenuo e ribaldo, una cornice che mi sono regalato per tenere insieme una macedonia di farneticazioni, scomuniche e anatemi abbastanza difficile da tenere a bada, ma certamente la rabbia è una molla creativa fenomenale. Non vedo perché rinunciarvi, o ripudiarla. Fammi il nome di qualche fenomeno della letteratura mondiale che funzioni a camomilla.</p>
<p><strong>3) Si ha la sensazione che la sua sia una specie di ‘scrittura automatica’, dove la meditazione, la riflessione, la riscrittura e il taglio siano attitudini abominevoli, che vanno bandite ed allontanate, per preservare la carica incendiaria di pagine scritte sempre al fosforo bianco: Falluja docet. Ma è davvero così?<br />
</strong>Sì e no. Mi è stato bonariamente sottolineato che pratico una scrittura rococò, una scrittura non facile, alla Coppedè &#8211; presente quel ridondante, ubriacante quartiere romano? Capisco che possa essere considerato un difetto, in ‘sto paese di inamidati, stipendiati e morti di sonno, ma d’altra parte ho scelto apposta di sfogarmi, vomitare, urlare, a volte scoreggiare, pratiche bellettriste che non sopporterebbero il bilancino del farmacista. Conosce lei qualche furibondo capace di contenersi? Ad ogni modo su questa mia insonnia ho lavorato come un pazzo, certo non col Serenase, però martellando, segando, limando, e stando soprattutto molto attento che l’ira e l’odio non soffocassero troppo analisi, considerazioni e ricordi. Non sono scemo, sai?</p>
<p>4<strong>) Ci dica qualcosa sulla copertina:quel sorridente, verdaceo Dottor Morte l’ha scelto lei?<br />
</strong>No. Mi è stato dolcemente imposto. Pur essendo una mia illustrazione, non la volevo. Ne avevo preparata una più, come dire, insonne, certamente più in tema: un’enorme luna in sangue domina un perdente roso dal mal di stomaco, in piedi sulle rive d’un lago assassinato. Se c’è una cosa che odio è il concetto di morte, e nell’Insonnia Occidentale quasi non ne parlo, ma quel che odio ancor di più è la presunzione che spesso alligna nelle redazioni. Non ci farò mai il callo.</p>
<p><strong>5) Riecco l’Insonnia Scozzàrica. Se ne guarisce</strong>?<br />
Spero ben di no. Nel libro lo dico: cento nevrastenici, cento ME basterebbero per ottimizzare il mondo, per renderlo un panorama di giustizia e meringhe. Ma pare che le meringhe siano più insopportabili della merda.</p>
<p><strong>6) Sembra che nulla possa scampare alla furia iconoclasta della sua scrittura, infarcita prima dell’alba da sogni, propositi e progetti tanto bellicosi e violenti. Come fa poi a tuffarsi nel mondo dopo colazione? Perché il mondo è così poco scozzàrico? Che colpa ne abbiamo noi?</strong><br />
Enorme, anche solo per il fatto di venire a chiedermelo.</p>
<p><strong>7) Ma forse c’è qualcosa che si salva: mutandine usate, inesistenti libri magici recensiti mirabilmente, un posto tra le Ande, la nutrita tribù degli scozzariani, la forza immane di Gibilterra</strong>…<br />
Non so di che cosa sta parlando. I miei fantasmi li tengo per me. E sì, quelli li salvo.</p>
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