È stato ieri pomeriggio, subito dopo che il cronista sportivo ha dato la parola agli altri suoi colleghi in procinto di commentare i secondi tempi delle partite di calcio della domenica, dicendo ineffabilmente: “Passo adesso il testimone ai miei colleghi che si apprestano a narrare questi secondi 45 minuti che si preannunciano bollenti e pieni di sorprese” che mi sono seduto ed ho pianto, come se mi fossi trovato sulle sponde del fiume Piedra. (continua…)
Monthly Archives : gennaio, 2011
Minchiolini
- Published on : 31 gennaio 11
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Tra le tante definizioni usate da Gadda per definire il Maccherone fottuto di Predappio, ma che calzano a pennello anche per il Gran Puttaniere Mascarato ( Bombetta, Buce, Cupo Nostro, Defecato maltonico, Emiro col fez, Facciaferoce, Farabutto impestato, Fava, Giove Ottimo Massimo, Giuda in bombetta, Gran Pernacchia, Gran Somaro Nocchiero, Kù-cè, Maccherone fottuto di Predappio, Maramaldo, Marco Aurelio ipocalcico dalle gambe ìcchese, Mascella d’Asino Maltone, Mascellone ebefrenico, Merda, Merdone, Minchiolini, Minchione Ottimo Massimo, Mugliante, Napoleone fesso e tutto culo, Nullapensante, Paflagone energetico, Pirgo, Predappiomerda, Priapo-Imagine, Provolone, Rachitoide babbèo, Rincoglionito Quirino, Smargiasso, Super Balano, Teratocèfalo, Testa di Morto, Trebbiatore, Trombone e Naticone Ottimo Massimo, Testa di Morto in stiffelius, o in tight, Truce, Tuberone, Tutore della Italia, Verbo sterile, Vigile dei destini) ce n’è una che strappa un sorriso: sì, Minchiolini. Proprio come il direttore del Tg1.
Il resto di niente ( pochissime persone)
( la foto è tratta dal film più bello che ho visto al Cinema Concerto, Osimo)
Non c’è mica bisogno di fare come Goebbels, ministro della propaganda ai tempi del III Reich, che voleva mettere mano alla pistola quando sentiva la parola ‘Cultura’. La contemporaneità, infatti, reclama parole d’ordine meno ripugnanti, meno grezze, più cool e soft: quindi perché non mettere mano alla meno appariscente violenza di una devastante colata di cemento e calcestruzzo per spegnere una delle poche istituzioni, una delle poche oasi culturali in una città- Osimo- che, nel corso degli anni, ha conosciuto l’orrore di uno scempio selvaggio e sistematico inferto alla bellezza primigenia del proprio territorio? La proposta infatti è quella di sostituire il glorioso Cinema Concerto, una sorte di padre nobile della cultura della città, con un parcheggio proprio nel centro di Osimo. (continua…)
12 finali per Gregor Samsa
- Published on : 16 gennaio 11
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Essere studente del prof. Nabokov alla Cornell University non doveva certo essere divertente, né confortante. Non solo la sua pessima fama era preceduta da un monito pieno di prosopea, d’ arroganza e di malcelato disprezzo verso gli allievi : “Durante i miei seminari è vietato parlare, fumare, lavorare a maglia, leggere il giornale, dormire e, per l’amor di Dio, prendere appunti”, ribadito dalla postura strategicamente irraggiungibile che prendeva durante quelle lezioni, gonfie di erudizione e narcisismo, quell’ appollaiarsi pretesco su un trespolo di mogano ad evidenziare ogni impossibilità di rapporto o di contatto con gli studenti. (continua…)
Joy delights in joy
- Published on : 11 gennaio 11
- in : mirabilia
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Guittone d’Arezzo( grazie a Marco Lodoli)
Tutt’or ch’io dirò “gioi’”, gioiva cosa,
intenderete che di voi favello,
che gioia sete di beltà gioiosa
e gioia di piacer gioioso e bello,
e gioia in cui gioioso avvenir riposa,
gioi’ d’adornezze e gioi’ di cor asnello,
gioia in cui viso e gioi’ tant’amorosa
ched’è gioiosa gioi’ mirare in ello.
Gioi’ di voler e gioi’ di pensamento
E gioi’ di dire e gioi’ di far gioioso
E gioi’ d’onni gioioso movimento:
per ch’io, gioiosa gioi’, sì disioso
di voi mi trovo, che mai gioi’ non sento
se ‘n vostra gioi’ il meo cor non riposo.
William Shakespeare Sonetto VIII
1. Music to hear, why hear’st thou music sadly?
2. Sweets with sweets war not, joy delights in joy:
3. Why lov’st thou that which thou receiv’st not gladly,
4. Or else receiv’st with pleasure thine annoy?
5. If the true concord of well-tuned sounds,
6. By unions married, do offend thine ear,
7. They do but sweetly chide thee, who confounds
8. In singleness the parts that thou shouldst bear.
9. Mark how one string, sweet husband to another,
10. Strikes each in each by mutual ordering;
11. Resembling sire and child and happy mother,
12. Who, all in one, one pleasing note do sing:
13. Whose speechless song being many, seeming one,
14. Sings this to thee: ‘Thou single wilt prove none.’
Tu che sei sol musica, perché l’ascolti con disdegno?
Dolcezza ama dolcezza e gioia di gioie si diletta:
perché vuoi ascoltare qualcosa che ti annoia
o forse hai piacere nell’essere annoiato?
Se l’armonioso suono di note ben accordate
in un perfetto assieme, offendono il tuo orecchio,
esse t’accusan solo gentilmente perché confondi
in singola armonia quanto scindere dovresti.
Guarda come ogni corda dolcemente unita all’altra
vibra ognuna su ognuna in ordine reciproco,
sembrando padre e figlio e felice madre
che tutti insieme cantano la stessa dolce nota:
queste mute voci, riunite in un sol coro,
all’unisono ti dicono: “Solo, non sarai nessuno”.
Marías, Venezia, nebbia.
- Published on : 08 gennaio 11
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Javier Marías- l’ha detto e scritto più volte, sia in interviste che nei libri- ha passato una parte non trascurabile della sua esistenza a Venezia. Ora, come sanno tutti coloro che nella città-labirinto si sono recati- per diporto o per turismo, per lavoro o per studio, per puro amore della bellezza o perché questo è il luogo nel quale si pensa che una liason, ancora titubante e piena d’incertezza, possa definire meglio la propria fragile consistenza o magari, assai più malinconicamente e masochisticamente, perché è lì che si vuol porre fine ad una storia ormai tanto sterile quanto logora- è normale che a Venezia ci si smarrisca e ci si perda per vie e calli, è normale che ci si dimentichi come si sia giunti in quel certo posto e da dove si era partiti per arrivarci, è normale che poi quell’altro posto meraviglioso, scoperto del tutto casualmente, purtroppo non lo ritroveremo più, né domani né fra poche ore, un po’ per nostra giustificabile insipienza, un po’ perché questa è la natura della città dove è normale essere quasi fagocitati e inghiottiti da quel dedalo inestricabile di ponti ed acqua e campi e pozzi, sfiorati da passanti frettolosi o meditabondi, a cui sembra sempre meglio non domandare niente per non ricevere risposte poco gradevoli o scocciati dinieghi. (continua…)
Scribi del Buon anno
- Published on : 05 gennaio 11
- in : nugae
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Poi ad un tratto, attorno alla mezzanotte, non te li vedi più attorno: sono andati tutti fuori, alla spicciolata, senza colpo ferire. Imbaccucati nei loro cappotti da svendita Conbipel e nei giubbetti che hanno visto miglior giorni, coperti da sciarpe di gelo e di fumo, immalinconiti da kefie raccattate in qualche corteo d’antan, come se non ce ne fosse per nessuno, scolpiscono Sms di buon anno a qualche presunto affetto ramingo sulla Terra, digitando faticosamente lettera dopo lettera, calcando sui polpastrelli del medio e dell’indice come se questo potesse imprimesse forza e senso a ciò che scrivono, aguzzando le ciglia sotto gli occhiali da senex p.v.“come ‘l vecchio sartor fa ne la cruna”. Come non voler bene a questi ex-Narcisi in disarmo trasformati dall’offesa dei giorni in Filottete dai giorni contati che tentano di coprire il lezzo della ferita aperta a colpi di t9.






