Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Monthly Archives : agosto, 2011

Cultura percepita

Sarà pure un concetto semplice, ma per un testone come il sottoscritto la differenza fra temperatura percepita e temperatura reale rappresenta un paradosso di ardua comprensione. La sua irrisolvibilità, in termini logico-razionali, mi riporta ai tempi grami del liceo quando, per quanti sforzi facessi, mi sentivo preclusa per sempre la possibilità di comprendere la logica paradossale degli apologhi sfornati da quella specie di Osho ante litteram che era Zenone di Elea: Achille, ridotto alla stregua di uno sciocco e maniacale podista, perennemente perso dietro una tartaruga dispettosa ed irraggiungibile, o quello della freccia che mi sembrava puro Magritte ( “Questa non è una freccia”-“Questo non è il tempo”). Però, questo paradosso meteorologico, creato secondo me ad arte solo per esperire una qualche forma di consolazione dialettica ( “ Ma 38 gradi è la temperatura reale; è quella percepita che devi vedere per sapere quanto è caldo!” ) nella sopportazione della calura di questi giorni, può tornare utile se applicato ad ambiti diversi da quello climatico. Prendiamo per esempio, la situazione della cultura percepita e di quella reale in Italia. Pensando alla cultura percepita, cogliamo con mano la schizofrenia di un paese che da paese dei balocchi di collodiana memoria si è trasfromato nel paese dei festival ( ma è poi così tanta la differenza: basta leggersi Fofi per capire che Lucignolo e le orecchie d’asino stanno sempre lì ad aspettarci), il paese delle notti bianche, rosa e giù per tutta la gamma cromatica ( c’è un paesino della Marche, dove celebrano, vivaddio, la notte nera : forse l’unica che, per tautologica empatia, varrebbe la pena frequentare), c’è la vendita miracolosa dei libri che passano nei salotti di Fazio e c., c’è il numero incredibile di libri nuovi che escono ogni anno (60.000 titoli ogni anno, cioè 165 novità al giorno), c’è la promulgazione annuale di ben 1800 premi letterari ( 5 premi al giorno, 90 quelli che nascono ogni anno, con 500 premi solo dedicati alla poesia), etc…Questi i dati- trionfanti, meravigliosi, straordinari- della cultura percepita che poco hanno a che fare però con i dati della cultura reale. Basta uscire di casa anche in queste giornate torride, parlare con la gente reale ( e non con il pubblico percepito) per capire, con desolata malinconia, che la morsa del caldo è lungi dall’ attenuarsi, anche nei prossimi giorni.

O io m’inganno

“O io m’inganno o rara è nel nostro secolo quella persona lodata generalmente, le cui lodi non sieno cominciate dalla sua propria bocca. Tanto è l’egoismo, e tanta l’invidia e l’odio che gli uomini portano gli uni agli altri, che volendo acquistar nome, non basta far cose lodevoli, ma bisogna lodarle, o trovare, che torna lo stesso, alcuno che in tua vece le predichi e le magnifichi di continuo, intonandole con gran voce negli orecchi del pubblico, per costringere le persone sí mediante l’esempio, e sí coll’ardire e colla perseveranza, a ripetere parte di quelle lodi. Spontaneamente non isperate che facciano motto, per grandezza di valore che tu dimostri, per bellezza d’opere che tu facci. Mirano e tacciono eternamente; e, potendo, impediscono che altri non vegga. Chi vuole innalzarsi, qualunque per virtù vera, dia bando alla modestia.”
(Leopardi Pensieri XXV)

Come tutte le cose del mondo

“Come tutte le cose del mondo, anche questo libro ha una storia. Forse la prima ragione per cui ogni cosa ha diritto sempre a un po’ di rispetto è proprio quello di avere una storia. Naturalmente, io non chiedo rispetto: non credo di dover domandare qualcosa per me. A ciascuno il suo, e così sia: e questo è tutto. Tutto sommato, quello che mi spettava io l’ho avuto: e non mi metterò mai più in fila ad aspettare il mio turno. Voglio dire che scrivendo questo romanzo ho passato i due anni migliori del mondo. I due anni più ‘veri’, direi[…]. Niente in fondo è più falso di un fatto in se stesso. I miei due anni veri furono invece il ’49 ed il ’50 quando presi a scrivere questo romanzo. Non solo: ma così, ora per ora, scrivendo, mi diventarono veri anche gli altri. Li ricuperai. È la parola. E io, ripeto, non chiedo di più. Niente al mondo è più bello che scrivere. Anche male. Anche in modo da far ridere la gente. L’unica cosa che so è forse questa. Già che ci sono, piuttosto, vorrei augurare a ogni uomo dopo aver fatto tutti i mestieri del mondo, di arrivare un giorno a scrivere un grosso romanzo ( bello o no poco importa: affare suo: semplicemente questione di stella): di impiegarci due anni e anche tre o magari anche un bel pezzo di vita. Ma lo dico sul serio:non ho la minima idea di scherzare. Tutti gli uomini fra i trenta e i quaranta, non dovrebbero poi far così male a fermarsi un momento:poi guardarsi e guardare anche gli altri e scrivere un grosso romanzo col più gran numero di personaggi possibile. Ne varrebbe la pena, direi” ( Sivio D’Arzo- da Prefazione a “Nostro lunedì”).

Prenna dixit.

http://antonioprenna.wordpress.com/2011/08/07/io-sono-tuo-figlio-e-tu-sei-mio-padre/

“ E se non piangi, di che pianger suoli? “(Dante, Inferno, c.33)

dal Manifesto del 12/6/2011
Matteo Dean, giornalista indipendente e nostro collaboratore, è morto per un incidente stradale, con la sua moto. Non conosciamo ancora molti dettagli, se non che è successo nella notte tra sabato e domenica a Toluca, in Messico. Matteo stava seguendo una Carovana per la pace che partita da Città del Messico avrebbe raggiunto Ciudad Juarez, al confine con gli Usa – una grande marcia contro la violenza che insanguina il paese americano, e su cui Matteo si riprometteva di scrivere, come aveva fatto tante volte in passato. Matteo Dean insegnava italiano a città del Messico e lavorava come ricercatore presso il Centro de Investigación Laboral y Asesoría Sindical, un centro di ricerca legato al movimento sindacale. Nelle sue corrispondenze ci parlava con grande passione del paese in cui aveva scelto di vivere, il Messico. Raccontava di lotte ambientali e per la giustizia, dei movimenti sociali, delle persone con cui entrava in contatto – brevi note per la rubrica terraterra, segnalazioni su battaglie in corso che inviava a noi e per molti siti e riviste, in Italia e in Messico, o raccoglieva nel suo blog (http://matteodean.info). Ci mancheranno quelle note da un mondo in movimento. Il manifesto abbraccia i suoi cari e i molti amici che Matteo lascia sui due lati dell’oceano.

dal Corriere della sera del 2/7/2011
MILANO – Aveva scalato la montagna per dare l’ultimo addio al fratello. E invece è morto anche lui. Federico Dean, triestino, di 41 anni, era andato sul Montasio, la più bella cima delle Alpi Giulie, per disperdere le ceneri del fratello minore – morto in un incidente stradale l’11 giugno scorso in Messico – ma è stato colpito da un fulmine sulla scala Pipan che conduce alla vetta del monte. L’incidente è avvenuto nel tardo pomeriggio di lunedì. Lo ha raccontato il compagno di cordata di Dean, Federico Franco, di 35 anni, inizialmente sotto choc.
LA CIMA PIÙ AMATA – Federico, che lascia la moglie e un figlio, aveva scelto lo Jôf di Montasio perché era la cima più amata dal fratello. Dopo aver deposto una piccola targa ricordo e scattato alcune foto, aveva iniziato a scendere dalla scala Pipan. Un fulmine però lo ha colpito in pieno, strappandolo dalla parete. È precipitato per un centinaio di metri morendo all’istante per le ferite riportate alla testa e in varie parti del corpo. La salma di Dean è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria che ha disposto l’autopsia.