Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Monthly Archives : ottobre, 2011

Salvator mundi

Come possiamo immaginarci lo sguardo ed il volto del Cristo dostoewskiano, quello che oppone un immacolato silenzio all’arringa fluviale del Grande Inquisitore? Quel volto, visto che ogni artista inventa i propri precursori, lo ha ritratto mirabilmente, secoli prima che l’autore russo concepisse la famosa leggenda raccontata da Ivan Karamazov, Antonello nel suo ‘Salvator Mundi’, oggi alla National Gallery. Proprio quel volto impalpabile ed inquietante, che spalanca interrogativi vertiginosi ed eterni, che ci interroga e ci fruga dentro con la sola forza del suo viso, assurto a dimensioni giganteschi, fa da sfondo a “ Sul concetto di volto del Figlio di Dio”, ‘spettacolo’ della Socìetas Raffaello Sanzio. (continua…)

“era uno scherzo”

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“Io voglio perdonare coloro che hanno tentato con la violenza d’impedire al pubblico di entrare in teatro.
Li perdono perché non sanno quello che fanno.
Non hanno mai visto lo spettacolo e non sanno che è spirituale e cristico; portatore, cioè, dell’immagine del Cristo.
Io non cerco vie brevi e odio la provocazione. Per questa ragione non posso accettare la caricatura e la spaventosa semplificazione che è stata data da queste persone.
Ma li perdono, perché sono ignoranti e la loro ignoranza si fa tanto più proterva e nefasta quanto più chiama in causa la fede.
Sono persone sprovvedute anche sul lato dottrinale e dogmatico della fede cattolica; si illudono di difendere i simboli di un’identità perduta, brandendo minaccia e violenza.
E’ molto forte la partecipazione irrazionalistica che si organizza e si impone con la violenza.
Mi dispiace per loro ma l’arte non è paladina se non della libertà di espressione.

Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine.
Gli escrementi di cui si sporca il vecchio padre incontinente non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale.
Il volto di Cristo illumina con la potenza del suo sguardo tutto questo; e interroga ciascuno spettatore nel profondo.
È questo sguardo che disturba e mette a nudo; non certamente il colore marrone che, rivelando presto il proprio artificio, rappresenta le feci.
Allo stesso tempo – lo devo dire con chiarezza – è completamente falso che si lordi il volto del Cristo con gli escrementi.
Chi ha visto lo spettacolo ha potuto vedere la finale colatura di un velo di inchiostro nero scendere sul dipinto come un sudario notturno.

Questa immagine del Cristo del dolore non rientra nell’illustrazione anestetizzata della dottrina dogmatica della fede.
Questo Cristo interroga come un’immagine vivente e certamente divide e dividerà ancora. Per questa ragione io accetto le contestazioni e perdono quelle persone.
Voglio inoltre ringraziare tutto il Theatre de la Ville nella persona di Emmanuel Demarcy-Mota per tutti gli sforzi che sono stati fatti per garantire l’incolumità degli spettatori e degli attori.” (romeo castellucci)

A. Luccarini dixit

 

Accorroni, la luminosità delle parole dure

( Messaggero, 25/10/2011)

Si dice ,da più parti,che il problema dell’asfittico respiro delle operazioni editoriali del mercato del libro ,in Italia, in una brutale,semplificata ,ma precisa sintesi,dipenda dal fatto che,a fronte di una gran massa di scrittori velleitari corrisponda ,invece, un esiguo numero di lettori e che le prove di scrittura offerte siano di mediocre qualità. Quando ci si imbatte ,come in questo caso ,in un’ insolita ,suggestiva e solida capacità narrativa ,la segnalazione del testo e dell’autore diventa  quasi una reazione obbligata. Linnio Accorroni ha scritto, per le edizioni Italic, “Ricci – La cosa giornaliera”, costo euro 14; e l’ha scritto con un linguaggio duro, preciso e brutale nella sua aderenza alle cose ma capace di comunicare non solo emozioni ma anche una riflessione complessa e approfondita attorno al mistero che avvolge ogni esistenza, dall’innocenza del mondo animale – ricci schiacciati sull’asfalto sono appunto il correlato oggettivo della precarietà  di ogni vivere – alla sofferta  contingenza del mondo degli uomini. La trama: un figlio e l’anziano padre cercano un incontro e un momento di verità nel loro rapporto in una zona di frontiera, il territorio sconcertante e spaesante abitato dalla malattia e dalla morte. Il corpo malato riduce il paziente a mero portatore d’organi di cui si soffre la disfunzionalità: medici, amici, parenti finiscono per identificare il malato con quell’ospite estraneo feroce che si è introdotto nel corpo e ne ha preso possesso. E’ una situazione limite, di quelle che comunque, aldilà del dolore, delle condizioni invalidanti e della pena, sono comunque in grado di consegnare, a chi le attraversa, con voglia di autenticità e aspirazione alla consapevolezza, alcune verità fondamentali come quelle della finitezza di ogni esistere e della necessità di rifuggire da ogni mascheramento, da ogni illusione vigliacca e fuorviante. Saper descrivere una materia fangosa, difficile da digerire, quasi scandalosa nella sua cruda nudità, è una sorta di prova d’esame per ogni impresa creativa, perché si tratta di non abbandonare l’itinerario della esposizione della verità, senza peraltro rinunciare al respiro della bellezza e della profondità  d’indagine. Senza averne l’intenzione – almeno così sembrano indicare le pagine- il piccolo libro di Accorroni,che tratta temi duri con la luminosità che si addice ai temi sacri, commuove profondamente, coinvolge e soprattutto, arricchisce attraverso l’esperienza,condivisa attraverso la lettura, della pena altrui e fa venir la voglia, dopo aver girato l’ultima pagina , di incontrare di nuovo questa scrittura intelligente ed emozionante,magari in nuove prove letterarie o anche in quelle offerte in precedenza.

3 incontri per ‘Ricci’

21 ottobre Ancona P.zzo Camerata ore 17. 30 Presenta Luigi Socci

4 novembre Osimo P.zzo Campana ore 18.00 Presentano Caterina Di Benedetto e Adelelmo Ruggieri

25 novembre Loreto Biblioteca Comunale ore 18.30 Presenta Alessandro Finucci

Ancora W.B. ( “Strada a senso unico”)

Buttate via le moleskine e gli orologi, gettate nella differenziata i quadernetti d’appunti e gli antichi calepini, togliere dalla circolazione fogli e foglietti, appunti e post-it, tagliate a pezzetti memorandum e memorabilia. Che tutto taccia: cani, pianoforti, tamburi, lingua e canti; che le citazioni ( “Le citazioni, nel mio lavoro, sono come briganti ai bordi della strada, che balzano fuori armati e strappano l’assenso all’ozioso viandante”) e le avvertenze (“Il lavoro a una buona prosa ha tre scalini: uno musicale dove viene composta, uno architettonico dove viene costruita e infine uno tessile dove viene intessuta”) (continua…)

G.G. dixit (una e-mail)

Ciao Linnio!

1- mi ha colpito molto il gioco di specchi fra i due narratori. Mi sono immaginata te che ti descrivi o narri episodi condivisi, attraverso la percezione e lo sguardo di tuo padre. Ho sentito l’enorme potenzialità di questa invenzione creativa per capire e analizzare ed esprimere un discorso pregnante quale quello sul padre. Mi sono immaginata al tuo posto e come un esercizio del genere mi avrebbe potuto aiutare a capire, il mio, di padre. (continua…)

G. Antoni dixit.

http://cassonetti.wordpress.com/2011/10/01/ricci-di-linnio-accorroni/