Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

Monthly Archives : marzo, 2012

e.e.cummings

«Quando dio stabilì d’inventare / tutto, tirò  un respiro / più grosso di un circo equestre / e il tutto cominciò. / Quando l’uomo decise di rovinare/ se stesso, prese il fu/ del sarà e trovando solo il com’è/ lo sbriciolò in perché” ( trad. di Vittorio Gassman)

Fuochi

Bisognava dirglielo a quei due che l’altro ieri, a Nuova Delhi, ed ieri a Bologna, si sono dati fuoco, anche se per motivi assai diversi, sperando che qualcuno prendesse coscienza di questioni che riguardano molti, ma che non interessano a nessuno o quasi, che ormai siamo nell’età dell’inesperienza frou-frou e che niente, o quasi, più riesce a toccarci, a scuoterci. La foto di uno che brucia? Ah, sì? E allora? Guarda qui un po’ più in basso, nell’home del quotidiano on line, e vedrai notizie altrettanto interessanti quali quella sui prodigi della chirurgia plastica o sulla moda dei baci saffici o sul colloquio Monti-Cicchitto. Eppure, solo una quarantina di anni fa, bastava questa foto di Holger Meins, membro della RAF e morto, dopo un lungo digiuno per fame nel carcere di Winnitch, ad apportare un totale stravolgimento nella vita di molte persone. Per esempio, in quella di Birgit Hogefeld, ragazza modello, studentessa in procinto di diplomarsi e studiare musica all’università. Quella foto gli diceva, come il Torso del Belvedere nella poesia di Rilke, come nello slogan rimbaudiano, che bisognava subito ‘cambiare la vita’.

BERLINO, 21 GIU 2011 – Birgit Hogefeld, ex componente delle Rothe Armee Fraktion (Raf), condannata all’ergastolo nel 1996 per l’uccisione di un soldato americano nel 1985 e la partecipazione a un attentato terroristico contro una base militare Usa in Germania, è libera da ieri. Era l’ultimo membro della Raf, le cosiddette brigate rosse tedesche, ancora in carcere. Hogefeld, 54 anni, che nel maggio 2010 si era vista rifiutare la grazia dal presidente della Repubblica, ha scontato 18 anni di prigione.

Piccola lezione sul capitalismo

Una volta, Andreas Baader capitò in un ente di assistenza per i minori. Salì su una sedia e lasciò cadere a terra un mucchietto di banconote. I ragazzi vi si gettarono sopra: così alcuni riuscirono a raccogliere le banconote, altri rimasero a secco: “Vedete- disse allora Baader- questa è l’essenza del capitalismo: pochi hanno troppo, qualcuno ha qualcosa, tanti non hanno niente”.

Attenti al gorilla

“L’emozione più forte l’ho provata la prima volta in cui ho visto precipitare King Kong dall’Empire State Building. Ancora oggi quando alla fine di un film il mostro muore, mi commuovo sempre” (Tim Burton)

“Una mia zia, geniale, invece di regalarmi il fucilino mi portò a 5 anni a vedere King Kong e quando lo scimmione viene ammazzato…. urli e strilli! Perché è stato il mio primo innamoramento. E la zia mi portò in un negozio e mi comprò uno scimmiotto peloso che mi portai a letto e da lì poi ho continuato” ( Paolo Poli)

22 madri ( “Tutte le famiglie sono state informate”)

1. stava tirando fuori piatti e bicchieri dalla lavastoviglie
2. aveva appena acceso l’auto e sbuffava perché, come al solito, era in terribile ritardo
3. faceva zapping alla tv: ma non c’era niente di interessante da vedere
4. si lavava i denti, pensando che quel dentifricio nuovo faceva davvero schifo
5. chiedeva ad una amica se le scarpe che stava provando potevano andare bene con i jeans
6. aveva messo un dito a pag. 44 del libro che stava leggendo per non perdere il segno
7. stava pensando, mentre scaldava la cena al microonde, a quel bellissimo uomo che aveva di nuovo reincontrato in autobus ed al modo in cui s’erano guardati
8. s’era appena appisolata sulla poltrona
9. non aveva fatto in tempo a riporre la cornetta del telefono, dopo una estenuante conversazione con sua madre, che adesso doveva rispondere al cellulare
10. stava litigando con suo marito per la cena del giorno dopo con quegli ospiti davvero sgradevoli
11. pensava con una certa apprensione alla mammografia del giorno dopo
12. rideva fra sé e sé, ricordandosi ciò che aveva sentito in ufficio
13. chattava su facebook
14. stava preparando il piatto preferito per suo figlio che sarebbe arrivato l’indomani di ritorno alla gita scolastica
15. stava cercando la traccia 6 di quel cd appena masterizzato
16. si sentiva strana e non aveva niente da mettersi
17. con un dito sotto il rubinetto a saggiare la temperatura dell’acqua per il bagno
18. era ferma davanti al rosso e stava cambiando stazione alla radio
19. aveva cominciato a perdere la pazienza, per quel figlio che continuava a non capire mai la matematica
20. s’era già messa il pigiama: l’unica cosa da fare dopo una giornata assurda come quella era di andare a dormire il più presto possibile
21. si sentiva ancora addosso l’odore di lui
22. aveva appena infilato le chiavi nella toppa di casa

Sierre (Svizzera)–Ventotto vittime tra le quali 22 bambini. Questo è il bilancio dell’incidente che, ieri sera, ha coinvolto un pullman di turisti belgi, schiantatosi contro il muro di un tunnel nel cantone di Wallis, al confine tra Italia e Svizzera. Il gruppo era di ritorno da una vacanza sulla neve.
Secondo la polizia svizzera, il mezzo viaggiava verso Sion quando in un tunnel autostradale nel cantone di Valais, tra le uscite est ed ovest di Sierre, ha sfondato il guardrail della galleria e preso il muro. L’agenzia svizzera SDA-ATS riporta la notizia affermando che non è ancora chiaro quale sia stata la modalità dell’incidente. Noto è, invece, che il pullman trasportava 2 scolaresche di studenti tra gli 11 e 12 anni provenienti dalle città di Lommel e Heverlee, nelle Fiandre (Belgio),le quali erano di ritorno dopo un soggiorno bianco nella Val d’Anniviers. Un totale di 52 passeggeri tra i quali sono decedute 28 persone compresi i 2 conducenti del mezzo. Altri 24 feriti sono attualmente ricoverati in 4 ospedali del Valais.

Chi legge cosa?

“Un povero ragazzo con un libro in mano…”: così Stanislaw Wyspianski, pittore, drammaturgo e regista, definiva Amleto nel 1964. Ci si interroga, ovvio, su quale possa essere il libro nelle mani di colui che è chiamato a rimettere il Tempo a posto, di rimettere in sesto ciò che era stato scardinato, ciò che era, ed è tutt’ora, “out of joint”. (continua…)

E tutti adesso lo chiamano Lucio

Non ci vuole neppure troppo a farsi chiamare per nome, come se tutti l’avessero conosciuto bene, come se tutti fossero stati suoi  amici di lunga data. Non ci vuole neppure troppo a scalare le classifiche di vendita di libri, dischi, scarpe e fazzoletti: è sufficiente morire.

( foto di Luigi Ghirri)