Poi, guarda, la vita è bellissima. Io ho avuto una vita meravigliosa. Quello che mi chiedo è: dove è andato tutto? Dove sta?
Ci sarà un posto dove tutte queste cose che noi siamo stati vivono.
Quando avevo sedici anni, avevo una amica della mia età, non era la mia fidanzata, ma una ragazza che amavo molto. Abbiamo cancellato dalle nostre carte d’identità “non valida per l’espatrio” e siamo partiti per Micene. Abbiamo fatto l’autostop, siamo arrivati alla Porta dei Leoni…Era bello. La tenevo per mano. Mi sentivo un uomo. Mi sentivo un Dio. Dov’è quel giorno? Cos’è successo? Dov’è la vecchia che ci ha ospitato a casa sua perché ha capito che eravamo troppo piccoli per stare in giro? Dov’è andata?
Pensi che sia da qualche parte?
Penso che si trovi in una specie di museo dove le cose che una volta sono state mie ora sono chiuse per sempre.(Katia Ippaso intervista Emanuele Trevi su “Gli Altri” 23 aprile 2012)
Monthly Archives : aprile, 2012
Le cose chiuse
Musone
- Published on : 23 aprile 12
- in : Senza categoria
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Era davvero curioso sentire ieri sera Magris che da Fazio, invece che parlare del suo ‘Meridiano’, si era messo a tessere un perfetto elogio dell’amicizia, spiegando come l’amicizia fosse una delle forme dell’amore, anatomizzando la peculiare natura della risata con gli amici, discettando su come essa sia vitale per capire chi si è davvero al netto di infingimenti e simulazioni, quando poi per tutto il giorno io avevo avuto il modo di sperimentare di persona la verità dolce di quei giudizi di Magris.
Di iene e sciacalli
- Published on : 19 aprile 12
- in : posizioni
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Così, ci si abitua presto a tutto e la resistibile ascesa di Marino Massimo De Caro, documentata in un articolo di Gian Antonio Stella, non sorprende manco più di tanto. (continua…)
Crocicchi
- Published on : 14 aprile 12
- in : come parli, frate
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“Ai crocicchi, c’è sovente uno brutto, vecchio, nano, orrendo, senza soldi e senza donne, che grida giulivo ‘a’ frocio!’- perché convinto che il vero disgraziato sia l’altro- dietro la macchina del frocio di successo, bello e giovane e pieno di soldi e di uomini” ( A.Arbasino, Un paese senza, Garzanti, 1990, pag. 160) Nella foto, Gaia Servadio, Edoardo Sanguineti e Alberto Arbasino, Hotel Zagarella, A.D. 1963.
E Arbasino inventò Facebook
- Published on : 13 aprile 12
- in : sopire e (s)troncare
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Certo rimane difficile immaginarsi la testa ricciuta di Mark Zuckerberg, il mercuriale Demiurgo del più diffuso dei social network, china sulle pagine di un libro italiano uscito una ventina d’anni fa, un testo capace di cartografare, senza sconti od omissioni per nessuno, la condizione antropologica dell’homo italicus nel ventennio 70/80. (continua…)
Walt Disney
- Published on : 10 aprile 12
- in : Senza categoria
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Ipotesi su Antinoo
- Published on : 07 aprile 12
- in : come parli, frate
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Potremo rubricarlo come una semplice omissione, un lapsus innocente dovuto ad una giustificabile distrazione, all’essersi stancati di chiudere e riaprire quel capolavoro (“ Memorie d’Adriano”) tanto frequentemente compulsato per la scrittura dell’articolo. Oppure la maledetta fretta di chiudere la pagina, su insistenza della redazione. Oppure, dietro quella curiosa lacuna, c’è qualcosa di fastidioso che si agitava e che andava rimosso, un retro pensiero alla fine dei conti sgradevole perché, come al solito, la favola è di noi che parla. (continua…)
Angeli
- Published on : 07 aprile 12
- in : Senza categoria
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C’era poi quella storia che raccontava Arbasino da qualche parte di due angeli approdati non si sa come ad Harward, due creature di sovrumana bellezza che incantano nerds et alia. Come per il marziano di Flaiano, dopo un po’ si sparge la voce e i due vengono riconosciuti e ‘normalizzati’. Il rettore li invita a colazione e, dopo qualche precauzionale convenevolo ( “Ma siete proprio angeli?” ” Sì, certo. non si vede?”), tira fuori la la sua curiosità più impellente: ” Ma Dio com’è?”. Loro sorridono, e poi rispondono, all’unisono: “She is black” (e cioè, ” Lei è negra”)
Ognuno riconosce i suoi
- Published on : 06 aprile 12
- in : posizioni
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La sua presenza era straordinariamente silenziosa: m’ha seguito come un animale, o come un genio familiare. Aveva le infinite capacità di allegria e d’indolenza d’un cucciolo, la selvatichezza, la fiducia. Quel bel levriero, ansioso di carezze e di ordini, si distese sulla mia vita. (continua…)











