Se la Recherche era, per dirla con il suo autore, “un’immensa cattedrale del ricordo”, questo Infanzia berlinese di Benjamin assume il dolce profilo di una Piccola Cappella della Premonizione. (continua…)
Monthly Archives : luglio, 2012
Bianco su bianco
- Published on : 26 luglio 12
- in : Senza categoria
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Ieri sera Melancholia di Von Trier, in una specie di galleria all’aperto, delimitata da severe mura antiche, con la punta degli alberi di piccole imbarcazioni da diporto che spuntavano sulla sommità, beccheggiando. La sensazione era che fossimo lì, davanti ad un telo bianco, in una specie di strana imbarcazione: di pietra, ciottoli e sassi. A rendere davvero indimenticabile la serata, gli svelti cortei dei gabbiani che planavano fra muro e muro; sempre di sbieco, in disordine sparso. In solitaria, a frotte, a gruppi di due o tre, col bianco niveo del loro piumaggio che scherzava con quello delle nuvole, che invece era grumoso, come di latte andato a male. Ringraziavano i cinenauti la felice asperità dei loro stridìi che, per fortuna, almeno a tratti, sovrastavano la demenza di quei dialoghi che sembravano scritti da un concorrente cacciato via, per manifesta imbecillità, da una qualche edizione del ‘Grande fratello’.
La tribù dei Castrati
- Published on : 25 luglio 12
- in : Ripelliniana (Nota del Trascrittore)
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74
Quando tira le cuoia un letterato,
molti gonfi visacci si raccolgono
in frotta sul sagrato.
Si stringono la mano con aria contrita,
storcono un poco la bocca
per il chinino della commozione,
si chiedono: “la prossima volta a chi tocca?”.
Poi cominciano a parlare d’altro,
di Castruccio che vive con la moglie di Castrone
e di Castrone, criticastro cattivo.
La ciarla smorfiosa, Madame Digitale,
placa il cuore ingombro di sconforto,
che sotto sotto dice: “Menomale,
lui è morto,
ma io sono qui, ancora vivo”
( Angelo Maria Ripellino, da Autunnale barocco, Garzanti, 1977).
NdT: Così neppure la partecipazione obbligata al funerale di un proprio pari induce questo piccolo mondo letterario ad accantonare, almeno per la durata della cerimonia, le proprie miserabili mascherature, il sollievo mediocre di chi ritiene di essere ancora vivo, la vergogna di adulterii endogamici, segno certo, non debellabile dagli scongiuri, della prossima, felice estinzione della tribù dei Castrati.
Siete un poeta georgiano?
- Published on : 22 luglio 12
- in : Ripelliniana (Nota del Trascrittore)
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83.
[…]
Il tempo in cui Pasternàk nella dacia
mi venne incontro e mi tese la mano,
vestito di tela bianca, con un sorriso chiedendomi:
“Siete un poeta georgiano?”
(Angelo Maria Ripellino, da Lo splendido violino verde, Einaudi, 1976) (continua…)
Martin Tupper
- Published on : 21 luglio 12
- in : posizioni
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“[…] Mi dissi:/Buffalo! –ed il nome agì” ( Montale, Buffalo da ‘Le occasioni’, 1939)
L’inconsulto sovrapporsi di piccoli accadimenti, legati fra loro con i nodi scorsoi del risentimento, sta alla base della provvidenziale trasformazione di un coltissimo Principe siciliano in uno dei più straordinari scrittori del ‘900. All’inizio infatti c’è una busta gialla, spedita ad Eugenio Montale (continua…)
Gesuato
- Published on : 17 luglio 12
- in : posizioni
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Nella prossima vita mi piacerebbe essere accolto dai Gesuati di Firenze, monaci specialisti in terre e pigmenti, come l’azzurro oltremarino, ottenuto polverizzando il lapislazzulo d’oriente, più caro dell’oro.
Il motivo per il quale ero venuto al mondo
- Published on : 15 luglio 12
- in : letture
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In fondo, il libro di Emanuele Trevi ‘Qualcosa di scritto’ è anche un omaggio ad una parte di mondo che non c’è più, e cioè quegli ultimi decenni, tanto grotteschi quanto meravigliosi, del 900. In quel contesto temporale personaggi ‘rabelaisiani’ come Laura Betti, che facevano dell’oltranza e dell’eccesso l’unica misura di confronto con il mondo, ostentavano, come se la loro fosse una prerogativa acquisita e quindi ineffabile- come avere gli occhi azzurri od un naso importante-, l’orgoglio di chi è venuto al mondo soprattutto per sorprendere ed offendere, per sconvolgere e violare, dimostrando, in ognuna delle loro pratiche quotidiane, anche la più banale, l’idea che l’indifferenza era la più vieta delle abitudini. E, per questo, andava continuamente irrisa, sconvolta, vilipesa. Sorprende la quantità di personaggi e di storie, narrate in questo libro, che prosperavano in quella particolare Terra di nessuno e di tutti dove pazzia, eccentricità, mediocrità e genialità si confondevano spesso e volentieri, come se non fossero in una dialettica oppositiva, ma piuttosto coeve, quasi intercambiali. Sarà per questo, forse, che quel ‘Qualcosa di scritto’ che rimane nella memoria di chi legge questo libro sono quelle di due figure assolutamente antipodiche rispetto alla sregolatezza ed alla follia che permeava, come un veleno, l’esistenza di tante vittime della ‘Pazza’ per antonomasia, cioè Laura Betti. Sono le pagine che Trevi dedica al suo incontro con Walter Siti e a quello con un vecchio acrobata greco, entrambi intenti, nei loro rispettivi campi di interesse, in una pratica di ossessiva ricerca di una purezza inconsumabile. Del primo infatti si descrive il salotto-sacrario, decorato dalle foto di uomini nudi, i dieci uomini più belli che questa figura di intellettuale tra i più importanti degli ultimi decenni si vanta di aver posseduto( o viceversa, che forse, a leggere Siti, è la cosa più sicura). E questo è ciò che Siti dice, nel libro di Trevi, a commento di queste immagini ‘scandalose’ : “ A partire dai cinquant’anni ho realizzato i miei sogni erotici, ho vissuto concretamente le fantasie della masturbazione, ho avuto quello che volevo nelle riviste. Quando penso a questo fatto, mi sembra di aver realizzato il mio compito, il motivo per il quale ero venuto al mondo.” Trovo molto commovente e sincera questa dichiarazione, che appare tanto più bella se si pensa alla fisicità tutt’altro che appariscente di Siti, al suo rigore intellettuale, alla sua cultura larger than life che trova una sponda di felicità autentica solo nell’approssimarsi a questa sessualità finalmente compiuta ed esibita, dopo i cinquanta, quando solitamente ci si abbandona a riflessioni malinconicheggianti sul bel tempo che fu. L’altra immagine che Trevi ci consegna è quella di un equilibrista greco, trovato per caso all’uscita di un ristorante di Salonicco, un uomo vecchio che s’estenua nel suo esercizio in un numero apparentemente banale- una torre di sgabelli che lui stesso edificava- ma che l’età avanzata, la magrezza allucinata, la capacità di concentrazione rendevano unico ed irripetibile: “Era possibile che quello che vedevamo fosse l’ultimo esercizio portato a termine da quell’ossuto e stremato saltimbanco, con la sua canottiera nera e i pantaloni aderenti alle gambe ancora agili. Eppure, eccolo lì: sovrano del momento, in perfetto equilibrio.[… ] Quel lontano parente del Digiunatore di Kafka l’aveva veramente soggiogata[…] Lei così diversa per corporatura e carattere, nel vecchio equilibrista, si era, all’improvviso, rispecchiata, come se di fronte agli occhi si fosse trovata non un poveraccio in carne ed ossa che cercava di rimediare qualche soldo, ma una profezia, un’allegoria vivente, un’allucinazione rivelatrice.”
La scienza ridicola
Immagina un’opera dove il protagonista non è altro che un incrocio perfettamente riuscito fra il Pavel Ivanovič Čičikov di gogoliana memoria ed il Timofej Pavlovic Pnin di nabokoviana memoria. Un’opera sempre sul filo del grottesco, che irride con cupidigia satirica le periclitanti certezze della scienza contemporanea, che non rinuncia ad una discreta dose di misoginia e all’additare l’assurdo bon ton del politically correct. Quest’opera, con qualche perdonabilissimo passaggio a vuoto, sgominato però dai tanti passaggi memorabili, si chiama Solar, ed è stata scritta da un grande della letteratura contemporanea, Ian McEwan.
“L’imperfezione umana era sconfinata. Bastava prendere in esame alcuni difetti tipici. Colonne vertebrali a S tendenti a deformarsi, respirazione e deglutizione incautamente programmati per utilizzare un unico canale di passaggio, prossimità infetta di genitali e apparato escretivo, lo strazio assoluto del parto, testicoli ingombranti e vulnerabili, diffusa debolezza della vista, un sistema immunitario capace di distruggere il proprio ospite. Per parlare solo del fisico.”
( Ian McEwan, Solar, trad. Susanna Basso, Einaudi, 2010, pag. 206)
Giallo farfalla
- Published on : 13 luglio 12
- in : Ripelliniana (Nota del Trascrittore)
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A Viola Justlová
63.
L’amabile arte di farsi dei nemici,
la gioia di godere un giallo farfalla
nell’aria già intrisa di primavera,
schivando i superciliosi che sputano muffa,
che spengono il balenìo del sorriso,
gli embrioni calvi in mascherina, gli uffa,
i venditori di baròmetri, i callisti,
i trappisti marciti nella pedanteria.
L’amabile arte di farsi dei nemici,
pascendosi di fumo di poesia,
scherzando con tutto e con tutti come farfalle,
abbagliati dal quarzo del cielo inebriante,
e in barba ai cèrei cipigli, alle baie dei cerùsici,
ai loro divieti e precetti e al canchero che se li mangi,
svolazzare senza ragione, ubriacarsi di giallo,
ciarlare come le gazze, ridere stupidamente.
(Angelo Maria Ripellino, Notizie dal diluvio, 1969)
NdT(Nota del Trascrittore) : un Ripellino che quasi non t’aspetti, che rivendica con asprezza il diritto alla gioia pura del godimento, qui indiato magnificamente negli svolazzi del giallo, delle farfalle e dei fumi poetici, che deride la pletora bolsa dei cerùsici e gli affanni sterili dei superciliosi e dei trappisti, agonizzanti a furia di pedanterie e sofismi.
A.M.R.
- Published on : 11 luglio 12
- in : Ripelliniana (Nota del Trascrittore)
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Volevi che ti fosse uguale,che ripetesse
i tuoi gesti come una bambola ammaestrata,
che continuasse la tua stolta vita,
come un barattolo appeso ad uno storpio,
volevi calcarle la tua nera parrucca,
costringerla a leggere le tue inutilezze,
credevi che fosse un tuo ciondolo.
Come ti illudevi, Scardanelli.
Tutto ciò non è stato e sii felice se è diversa,
se non vuole andare a Corintho, se finge
di non commuoversi alle tue ciarle e omelie,
ai tuoi versucoli di mirliton, al tuo sussiego da Re di
Cartagine,
se dal loggione non sale sul palcoscenico
e si rannicchia in un angolo delle immense Ninfee.
Credevi che fosse un tuo ciondolo, una piuma del tuo
cimiero.
Tutto ciò non è stato e sii felice se è diversa:
anche se poi talvolta ti assomiglia,
così caparbia e malsicura, così pronta
a prender fuoco per nulla, a lasciarsi ferire.
( da Notizie dal diluvio, Angelo Maria Ripellino, 1969).
NdT ( Nota del Trascrittore): Non desta certo sorpresa la reiterata ostentazione di un animo scardanelliano avvinto tra malinconie ed ubbie; ma meravigliosa è la capacità di questo padre- per una metà guitto e per l’altra profeta- di comprendere quanto maldestro sia ogni tentativo di educazione, quanta violenza intrinseca sia insita in ogni pratica didascalica, quanta dolcezza proviene dal pensare che, in fondo, loro sono proprio come noi che eravamo come loro.










