Se la Recherche era, per dirla con il suo autore, “un’immensa cattedrale del ricordo”, questo Infanzia berlinese di Benjamin assume il dolce profilo di una Piccola Cappella della Premonizione. Qui infatti, a differenza di ciò che accade in Proust, dove il passato viene setacciato e centellinato in ogni suo aspetto, anche il più recondito e sfuggente, perché, in realtà, si vuole sfuggire dalla trappola del tempo e quindi dall’ incombere pieno di pericoli e minacce del futuro, in questa ‘Infanzia berlinese’ invece è il passato ad illuminare, con la luce irregolare e sghemba di certe mattine d’inverno, il futuro. Questo passato benjaminiano, stipato in micro capitoli dai nomi oltremodo evocativi- Nascondigli, Kaiser Panorama, Mercato coperto, Isola dei Pavoni e Gliemiche, L’omino con la gobba -, è fatto di tante miniature, costruite per frammenti e squarci, esposte alle pareti di questa Piccola Cappella della Premonizione. Miniature da cui si evince, osservandole, che uno strusciare di rami colto dallo spazio di una finestra può significare “un apprendistato di cui non ero all’altezza”, che una piccola borsa che contiene i calzini nell’armadio, una volta svuotata, dimostra che “forma e contenuto, custodia e custodito sono la stessa cosa” e che l’indisciplina arreca gioie che nessuna obbedienza può neppure pallidamente restituirci: “In calce alla quale [la pagella NdT] era registrata la somma delle ore perdute. Non mi apparivano grigie e monotone come quelle in cui ero stato presente, ma anzi si allineavano come variopinti nastrini sul petto degli invalidi. Sì, l’annotazione: ‘137 ore di assenza’ ai miei occhi rappresentava una lunga serie di decorazioni”. Così, pagina dopo pagina, si dipana, come un filo che compie però in senso cronologicamente inverso il suo percorso, ciò che sarà ( e quindi ciò che è stato) della vita del grande intellettuale tedesco, un’esistenza guastata dalla presenza asfissiante dell’omino con la gobba, questo ‘ grigio funzionario’ del fallimento, la cui voce era “come il sussurro della retina del gas”. Ma, da qualche parte, per contrappeso, esiste pure la figura a cui vanno le nostre preghiere, quella che si fanno la sera, prima di sprimacciare il cuscino: “la fata, presso la quale si ha diritto a un desiderio, c’è per ognuno. Solo pochi riescono a ricordarsi il desiderio che hanno espresso; così, nel corso della loro vita, solo pochi si accorgono che si è realizzato. Io so bene quale mi fu esaudito, e non voglio dire che esso sia stato più ragionevole di quello dei bambini delle favole”.
Una Piccola Cappella della Premonizione
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COMMENTS
1 Commenti
sandra
agosto 2nd, 2012 09:04 PM
lo lessi per l’esame di Estetica del prof. Anceschi , a Bologna , che verteva su Benjamin. Lo ricordo abbastanza bene anche se è passato molto tempo. Ricordo in particolare qualcosa che riguardava una mela cotta, e il senso delle albe berlinesi, che mi sembrava di aver vissuto io stessa…