C’è questo giornale nuovo ad Osimo, autoprodotto dai compagni del L.U.P.O. Ho l’onore di poter pubblicare i miei pezzi sulla pagina intitolata , non a caso, ‘Il culturista’ ( e non poteva essere altrimenti…) .
Antonella Anedda, “La vita dei dettagli – Scomporre quadri, inquadrare mondi” Donzelli, 2009, pag.178, euro 18,00.
Ognuno poi c’ha il suo di dogma ed il mio consiste in un piccolo suggerimento, un mantra di poche sillabe contenuto in una poesia di Elizabeth Bishop: No detail is too small. Con provvidenziale coincidenza, eccole campeggiare queste sillabe come epigrafe di questo libro sapienziale e bellissimo, eccole risuonare incessantemente per tutta la durata della lettura di queste pagine tanto profondamente diverse dall’ammorbante mainstream di cui sono pieni i scaffali delle nostre librerie. Allora, un consiglio: mettere da parte quella cosa che per convenzione chiamiamo vita per due ore almeno, concedersi il lusso ed il tempo di una lettura non superficiale, né trascurata. Piuttosto immergersi nel testo, apprestandosi a scomporre e connettere, a liberare e divagare, a ricucire ed immaginare.
Libro di rapimenti e di attese, di frammenti e di varchi, di abbagli e rinvenimenti, di enigmi e tremori, di solitudini e meditazioni, di schegge e fantasmi, di arbìtrï e silenzi, di pietra e sabbia, di seta e feltro, di legno e d’acqua.
Libro incantato e segreto, “de l’âme pour l’âme”, davvero, che preferisce lettori inquieti e dal cuore intelligente, quelli temprati per affrontare un’esperienza conoscitiva di rara bellezza e profondità, ben disposti allo smarrimento e all’incursione, alla vertigine sia della rêverie colta che del contatto bruto con una realtà che urta e scuote – il telo della croce rossa come un sacco di Burri-.
Un libro di commozioni ed urgenze, di rivelazioni ed ecfrasi. Un libro che ci istiga a meglio vedere e sentire, a diventare curiosi e astuti come i cacciatori di Lascaux, intransigenti ed inquieti come i congiurati negli Orti Oricellari, ebbri di felicità come certi bambini in un piano sequenza di Truffaut.
Un libro che sempre ricomincia ad ogni pagina, meglio ad ogni riga, che non si vorrebbe mai finire di leggere, tanto esalta e commuove, tanto impressiona e smaga.
Pagine quali frusciante testimonianza di ciò che Baudelaire scrive nei suoi Salons quando ci spiega che “le meilleur compte rendu d’un tableau pourra être un sonnet ou une élégie”.
L’Anedda sa che che cosa sono gli anni( il titolo di un altro suolibro) tramati da perdite e restituzioni, scotto necessario per decifrare “l’inatteso che è nell’immagine”. Una Galleria di parole ed immagini dove osserviamo, in una Camera delle Meraviglie di un abbacinante Museo virtuale della memoria, un’avvolgente serie di evocazioni e rimandi: scrittori e poeti, quadri e versi: ut pictura poesis; ut poesis pictura.
Se è vero ( ma lo è , senz’altro) che, come ammonisce Simone Weil “ogni volta che facciamo attenzione distruggiamo il male in sé” questo libro è davvero in sé un farmaco, un contravveleno per questo cupo inverno dello spirito, una difesa ed un’offesa a combattere l’infelicità del tempo che ci è dato vivere.




COMMENTS
2 Commenti
janula
febbraio 6th, 2010 01:00 PM
Aspetto il numero di febbraio
per leggere di nuovo ciò che è diventato un cult(urista)
…quasi quasi non ti risconoscevo dalla foto
poi ho fatto più attenzione
linnioaccorroni
febbraio 7th, 2010 09:16 AM
a febbraio parlerò di una ‘piccola città, bastardo posto’.
la trasformazione è dovuta al fatto che i L.U.P.I. avevano posto come conditio sine qua non un mio restyling corporeo ( e come vedi hanno avuto ragione loro).