“A un’età veneranda ho cominciato a scoprire che molte persone erano interessate al mio lavoro in tutto il mondo. Mi sembra strano, perchè mi ricordo di aver pubblicato un libro – dev’essere stato nel lontano 1932, mi pare- e alla fine dell’anno di aver scoperto che ne erano state vendute niente meno che 37 copie”. A parlare così è Jorge Luis Borges ( citazione di secondo grado: riprendo il brano infatti da ‘Letture’ di George Steiner, Garzanti, 2010). Borges esalta quegli happy few che s’erano accostati alla sua opera riflettendo sui motivi della felicità che gli derivava dall’esiguità del numero dei suoi lettori: una gioia paradossale questa, in netta controtendenza con ciò che ogni scrittore, nell’atto stesso della pubblicazione, ragionevolmente si augura. Infatti questi 37 lettori avevano per Borges una peculiarità che li rendeva preziosi e, in un certo senso, ‘ideali’: erano pochi e, in quanto tali, erano ‘reali’o quantomeno immaginabili: “ quelle persone sono reali, nel senso che ognuno di loro ha una faccia tutta sua, una famiglia, vive in una determinata strada. Perché se si vendono 2000 copie, è la stessa cosa che non averne venduta neanche una, perché 2000 sono troppe da cogliere per l’immaginazione. Forse sarebbe stato meglio 7 o 17”
Manzoni era molto più modesto di Borges, una modestia la sua che s’accresceva poi con l’aumentare delle pagine del romanzo: all’inizio, nel primo capitolo de ‘I promessi sposi’, aveva sparato infatti la folle cifra di… 25 lettori: “Pensino ora i miei venticinque lettori che impressione dovesse fare sull’animo del poveretto, quello che s’è raccontato”. Nel nono capitolo, don Lisander fa ammenda, ridimensionando la cifra iniziale: “Quando fu vicino alla porta del borgo, fiancheggiata allora da un antico torracchione mezzo rovinato, e da un pezzo di castellaccio, diroccato anch’esso, che forse dieci de’ miei lettori possono ancor rammentarsi d’aver veduto in piedi, il guardiano si fermò, e si voltò a guardar se gli altri venivano;”.
Ma poi sono davvero così determinanti le cifre, le statistiche, i numeri? Basta girare per librerie per capire che chi fa davvero il successo di un libro non è il lettore consapevole ed informato, quello che legge dopo essersi documentato su litblog, inserti culturali, terze pagine, riviste, ma la tribù dei felici molti, quella dei ‘non lettori’. Quelli che entrano in libreria una volta l’anno e comprano un libro magari perché hanno visto l’autore da Fazio o da Marzullo, perché vogliono fare una buona impressione e regalarlo ad un’amica che legge, perché hanno visto che in spiaggia tutti leggevano quell’autore: “I grandi successi presuppongono lettori ignari, lettori che non solo non leggono le recensioni, ma neppure sanno che esistono” chiosa molto sagacemente Manganelli.



COMMENTS
1 Comments
Luca Massaro
maggio 27th, 2010 07:36 AM
Che bel post!
A parte: premetto che sono una specie d’orso marsicano in quanto a mondanità; frequento poco ormai librerie (pardon: bookstore) e vernissage; sono anni che non faccio lunghe tratte in treno o che volo in aeroplano. Ma giuro, giuro non ho mai visto nessuno comprare (o leggere, ch’è peggio) un libro di Bruno Vespa.