Tre sono gli Hopper che piacciono a me:
1) Il fotografo americano, stravolta rilettura del fool shakesperiano e servo felice del Kurtz secondo Brando che introduce con un delirante monologo i malcapitati nel cuore tenebroso dell’ Averno vietnamita ( cfr. Apocalipse now, 1979)
2) Il babbo alcolizzato e lacero, Laio melanconico di una progenie maschile tanto scombinata da non saper tentare neppure un felice parricidio ( Matt Dillon e uno stranito Mickey Rourke come Amleto in motocicletta), che si difende dalla vita dedicandosi ad una sua privata dépense ( cfr. Rusty il selvaggio, 1983)
3) Il look da commesso viaggiatore del mercante d’arte Bruno Bischofberger, golpe e lione, che sa come monetizzare la follia dolce di Basquiat trasformando alchemicamente l’aura in dollari. ( cfr. Basquiat,1996)



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