Loro certo, quando lo vogliono, sono meglio di noi.
L’hanno ricordata magnificamente la loro Zanna [1]( e in questo bisillabico pseudonimo esotico c’era già tutta la sua personalità: avorio e lancia, candore e fierezza, lucidità e puntiglio) l’altro giorno in quella aula magna piena, per una volta tanto, di commozione e di antiretorica. L’hanno ricordata certo, per quella volta che, in gita scolastica, aveva percorso, tutta l’Acropoli su tacchi a spillo, per le sue lezioni tenute in una specie di suo peculiare idioletto, un pidgin originalissimo dove italiano, latino, inglese, tedesco si amalgamavano fluentemente, per i suoi capelli a tre tinte diverse, per le sue mise indimenticabili, chic ed originalissime che portava con consumata nonchalance; per i suoi consigli bibliografici sempre anticonvenzionali e la sua capacità di affrontare un autore ed un testo fuori dai canoni ultratradizionali seguiti da alcuni suoi esimi colleghi, quelli per cui se Sapegno è già uno spericolato avanguardista, pensa te cosa può rappresentare Ferroni [2], che lei aveva adottato già millanta anni fa, per i suoi racconti estemporanei e bizzarri, scritti lì per lì, piccoli apologhi filosofici da Esopo degli anni zero pieni di animali loici e dialettici, dove rispondeva da par suo, con il sarcasmo acuminato e feroce che sapeva sfoggiare quando era il caso, a qualche sgarbo fattogli da zelanti colleghi. L’hanno ricordata per la sua capacità di pungolare nei giovani uno spirito critico sempre più latente e marginale, demolito dalla religione della merce e del consumo, per quella volta che s’era dimenticata che era giorno di compito in classe di italiano ed aveva dettato le tracce in presa diretta, appoggiata al termosifone, per quella sua eclettica svagatezza che era invece solo una forma d’intelligenza e d’ironia, mentre altri sussurravano fosse solo frivolezza. A ricordarla così sono stati i suoi studenti: ed ogni ricordo, in un patetico moto da climax ascendente, era più emozionante e toccante del precedente. Poi le parole di Baudelaire e Mario Luzi, le note di Chopin e James Taylor. Ecco per che cosa saremo ricordati, cari colleghi, dai ‘nostri’ studenti un giorno: non certo per la professionalità con la quale espletiamo quelle incombenze burocratico-amministrative che pesano tanto tristemente sulla nostra professione; o per la diligenza con la quale compiliamo il registro, o per la cura che mettiamo nel redigere la programmazione iniziale e il programma finale. Per saper fare bne queste cose, non occorre essere un insegnante: basta essere un Akakij Akakievic qualsiasi, vero Zanna ?
[1] Adriana Zannini insegnava presso il liceo di Osimo(An). È scomparsa improvvisamente a soli 61 anni, quasi un mese fa.
[2] Giulio Ferroni è, oltre che professore universitario e critico letterario, anche autore di un manuale di letteratura italiana edito dall’Einaudi.


COMMENTS
1 Comments
liana
giugno 15th, 2010 04:02 PM
Così, giusto così.
Dovrò parlarti di una mia perplessità, una sorta di “intercettazione” che m’ha dato da pensare.
Grazie Linnio per aver rimandato qua il ricordo degli studenti di Adriana.