Mi ricordo quella trasmissione radiofonica pomeridiana che davano a Radio 3 ed il rumore preregistrato delle onde che faceva da sottofondo alle parole dei conduttori.
Mi ricordo,14
- Published on : 17 aprile 13
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Le paturnie di un neodeputato
- Published on : 16 aprile 13
- in : come parli, frate
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Che cosa ha Edoardo Nesi più di me? Praticamente tutto. È più bello di me. È più alto di me. È più ricco di me. È più toscano di me che sono invece marchigiano. È pure più boccoluto di me e guardandolo lì nella foto puoi ammirare il mélange perfetto dei grigi, dei bianchi e del nero tra barba diligentemente négligè e quei capelli lunghi q.b. (continua…)
Scapole che prudono
- Published on : 15 aprile 13
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Orsù, cerusico causidico: urge rimedio omeopatico (o allopatico) per stizzosa, impenitente pruderie scapolare.
Se
dal cielo
l’arcobaleno penzola (continua…)
Tirarsela
- Published on : 12 aprile 13
- in : come parli, frate
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La stupidità non arriva mai da sola. Spesso infatti si fa accompagnare da solerte cortigiane che volentieri la scortano, intrise come sono della sua stessa miserabile natura: ignoranza, volgarità, cialtroneria, arroganza, superficialità. Nella ‘recensione’ che oggi appare nel Venerdì di Repubblica a proposito del libro ‘Inclini all’amore’ (Playground) ce n’è una prova di abbagliante chiarezza: (continua…)
Nuocere
- Published on : 07 aprile 13
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“Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia.” ( Italo Svevo, Prefazione del dottor S. in La coscienza di Zeno, 1923).
” Occorre leggere questo libro tenendo in mente che è stato scritto con la precisa intenzione di nuocere alla società spettacolare. Non ho mai detto nulla di eccessivo”. ( Guy Debord, Avvertenza in La società dello spettacolo, Baldini e Castoldi, 1997, pag. 33, trad. Paolo Salvadori)
Gibetto
- Published on : 07 aprile 13
- in : obituaries
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Pisanello Sei impiccati dama in profilo e bambino di fronte, cm. 28,3 x 19,3, British Museum, Londra.
Quel verso è solitario come una forca, scrive Momigliano riferendosi alla laconica clausola del XIII canto dell’Inferno: “Io fei gibetto a me de le mie case”. Boccaccio, poi, in un passo del suo commentario al poema divino, contestualizzando la scelta dell’anonimo suicida ( qualcuno pensa possa trattarsi del giudice Lotto degli Angli, che si ammazzò perché una sua falsa sentenza, estortagli per denaro, fu poi causa della morte di un innocente, altri dicono trattarsi di tal Rocco dei Mozzi, impiccatosi dopo aver sciupato tutto il patrimonio) annota che ‘ in que’ tempi, molti se ne impiccarono, acciò che ciascun possa aporlo a qual più piace di que’ molti’. (continua…)
Elogio del rospo ( che non c’è più).
- Published on : 31 marzo 13
- in : obituaries
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È(era?) un animale garbato e ben educato, con una spiccata tendenza all’introversione malinconica, perso spesso in languorose riflessioni esistenziali, che lo condannano ad una vita appartata e claustrale, al riparo da qualsivoglia relazioni amicale ed affettiva che potrebbero incrinare il suo saldo equilibrio. Amante dell’umido, dell’ombra, della pioggia marzolina, dell’erba alta, si muove in essa con la grazia lieve di un lottatore di sumo dopo la sauna. (continua…)
Se entro
- Published on : 30 marzo 13
- in : Ripelliniana (Nota del Trascrittore)
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8.
Se entro, cambiano súbito discorso,
io, canna odorosa di una lontana estranìa,
hanno occhi di vetro, abominevoli fòssili,
turbati nella loro ciurmería. (continua…)
Lastra di rame
- Published on : 29 marzo 13
- in : letture
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“Trovare parole per ciò che si ha dinnanzi agli occhi: quanto può essere difficile. Ma quando esse arrivano, allora è come se battessero con dei piccoli colpi di martello contro la superficie del reale, sino a sbalzarne, come da una lastra di rame, la forma” ( Walter Benjamin, Immagini di città, Einaudi, 2007, pag. 79, trad. Marisa Bertolini).
Mi ricordo, 13
- Published on : 28 marzo 13
- in : mi ricordo
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Mi ricordo di un corso per insegnanti sull’Aids. Ad un certo tratto ( e sicuramente quella è stata l’unica memorabilia del corso in questione) un relatore ci ha distribuito questa poesia di Khalil Gibran.
“I tuoi figli non sono figli tuoi,
sono figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo, ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore, ma non le tue idee,
perché essi hanno le loro proprie idee.
Tu puoi dare loro dimora al loro corpo, non alla loro anima,
perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato entrare, neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro,
ma non voler che essi somiglino a te,
perché la vita non ritorna indietro e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani”
Adesso, visto che ha saputo riemergere dalle nebbie e dai marosi, la stampo e l’attacco da qualche parte, in modo che tutti possano vederla.












