Un cuore intelligente

Ecco, ti concedo un cuore saggio e intelligente… (I Re 3, 11-12)

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Piccole pratiche della sovversione: elogio del congiuntivo.

Del congiuntivo, avant tout chose: del congiuntivo, cioè del modo della possibilità e dell’eventualità, dell’incertezza e dell’esortazione, della concessione e del dubbio, dell’augurio e della speranza, del timore e dell’esclamazione. Bastano piccole, banali pratiche quotidiane per assegnare una nuova forma alle nostre relazioni interpersonali, per modificare, almeno in parte, il nostro rapporto con le cose e con gli altri: per esempio, sfoggiare una gentilezza inaudita, ai limiti della smanceria; oppure adottare un claustrale, impenetrabile silenzio, da rigido esercizio spirituale, proprio quando più forte s’alza la tempesta furiosa della chiacchiera collettiva, quando più s’agita l’irrefrenabile vanità dell’ ‘adesso dico la mia’. Oppure non rinunciare al modo verbale più bistrattato ed offeso, ma anche più intrinsecamente sovversivo, cioè il congiuntivo. Usarlo tutte le volte che si deve e si può, coniugarlo compiutamente e diligentemente, adottare una consuetudine che non è solo estetica e culturale, ma anche civile e quindi, tout-court, politica. Si rifletta infatti sul fatto che da sempre la lingua del Potere ( non potrebbe essere altrimenti, stante la sua ossessiva volontà di autoaffermazione che si avvale anche di semplici dispositivi linguistico-verbali) è la lingua che promana a getto continuo certezze, verità ferree e granitiche, affermazioni indiscusse ed indubitabili. Il congiuntivo, invece, è tutto tremore e timore, come ci ricorda il grande Gesualdo Bufalino in una delle sue Cere Perse:il congiuntivo è uno strumento di equivoca e dissonante natura, buono solo a esprimere allarmi, arzigogoli, supposizioni; un sonnambulo sempre in bilico sull’esigua assicella che congiunge il dubbio alla verità”. Talmente equivoca e dissonante la natura del congiuntivo che nel film Ovosodo di Paolo Virzi il protagonista dice di vivere in un quartiere a Livorno dove bastava un congiuntivo in più “per essere etichettato subito come un finocchio”. Sul sito on line del Corriere della Sera c’è una recente video intervista con Aldo Busi dove lo scrittore di Montichiari, colto da un raptus pedagogico, spiega come farà capire ad una sua bisnipote la necessaria conoscenza di questo modo verbale : “ Devi imparare da subito ad usare solo congiuntivi: i tempi del desiderio, della pena, della speranza, dell’apprensione. Il tempo verbale che sta tra il qui e l’altrove, tra il c’è ed il non esserci, uno di quei tempi verbali che contraddistinguono la qualità storica e civile ed estetica di un uomo. I congiuntivi non solo ti permettono di difenderti, ma anche di andare all’attacco:pensa che cosa può accadere se prima di dire “io sono!” si impari a dire “ e se io fossi ?” . Poi dovremmo pur ricordarci che “ la prima sillaba e parola che lo spirito soffiò, mentre volava sulle acque d’abisso, non fu altro che un congiuntivo. Dopo di che la luce fu”( Gesualdo Bufalino) 

P.S. la foto apparentemente non c’entra nulla: ma è bellissima e straniante e imaginifica quanto il sito da cui l’ho presa.

Per una virgola

Dal sito http://www.altriabusi.it/ si apprende che la lettera di Aldo Busi a Simona Ventura pubblicata sui giornali e circolante in internet nella versione data dalla stampa

(continua…)

Altri Busi

Aldo Busi andrà all’Isola dei Famosi: de gustibus etc… Sul Corriere della sera di ieri c’era una sua intervista dove, tra l’altro, dice cose molto sensate e del tutto condivisibili: “Sono contro Berlusconi,  ma anche contro chi gli si oppone invano:perchè sono Berlusconi bonsai, quindi falliti. Ho fatto causa all’Espresso quando mi collocò a destra, ma non posso stare con questa sinistra, più clericale di un prevosto”. (continua…)