Le armi dei samurai e le katane giapponesi

Katane giapponesi

Le armi da taglio dei samurai

I samurai erano i servitori (samurai: colui che serve) dell’imperatore; questi nobili soldati erano una delle più importanti classi sociali del Giappone fino ad oltre la metà dell’Ottocento. All’interno dell’esercito si trovavano al vertice della piramide e godevano di benefici sconosciuti ai “soldati semplici”.

I simboli della loro appartenenza sociale erano le armi, in particolare le spade e le altre armi da taglio. Fin dal Medioevo nipponico i samurai erano abili utilizzatori di:

  • Naginata, composta di un’asta di legno di 150 cm su cui viene montata una lama con una forte curvatura in punta;
  • Iari, una lama dritta con punta e due tagli, innestata su un’asta di legno, per una lunghezza totale che poteva variare dai 200 cm ai 300 cm;
  • Bo, bastone dritto, di sezione circolare ed uniforme, senza lama e lungo 183 cm;
  • Jo, apparso tardivamente, durante l’era Tokugawa (tra il XVII e la fine del XIX secolo), era simile al Bo, ma leggermente più corto (150 cm);
  • Tetsubo, un’asta ferrata di notevoli dimensioni, sia per la lunghezza, sia per lo spessore;
  • Kusarigama, derivata dal falcetto dei contadini, vi era apposta ad un estremità del manico una lunga catena con un peso di piombo all’estremo.

La katana e il wakizashi

Ma anche grazie alla diffusione della cultura marziale in Occidente, per il tramite di fumetti manga, film e pratiche sportive derivate direttamente dal paese del Sol Levante, le spade più note sono senza ombra di dubbio le katane giapponesi, la cui lama ha una curvatura (sori) accentuata ed una lunghezza compresa tra i 60 cm e i 75 cm.

Entravano a far parte della vita del samurai già a partire dai 13 anni di età, quando in una cerimonia di iniziazione alla classe militare, ai ragazzi venivano affidati la katana e un wakizashi (una spada più corta, lunga circa 50 cm). Questa accoppiata avrebbe accompagnato i samurai per tutta la loro esistenza.

In un combattimento tra due avversari le katane giapponesi fungevano da armi principali; uno dei due samurai finiva poi il nemico con il wakizashi. Ma non finisce qui: durante la cerimonia del seppuku, in cui, per espiare una colpa commessa o per sfuggire ad una morte disonorevole, il samurai si da la morte, il wakizashi è l’arma utilizzata dal morituro. Ma la katana entra in gioco alla fine, quando con un colpo netto al collo il migliore amico del samurai pone fine alle sue sofferenze, restituendogli nella morte la dignità persa in vita.

L’estetica delle katane giapponesi

Le katane giapponesi erano sì delle armi, ma, come già detto, erano anche il simbolo della nobile classe guerriera. Dovevano quindi resistere agli scontri da affrontare, ma allo stesso tempo dovevano essere dotate di un’estetica che fosse all’altezza del clan di appartenenza del samurai.

Impugnatura, guardia e fodero erano gli elementi caratterizzanti la katana su cui artigiani e artisti potevano lavorare per imprimere alla spada del samurai un’impronta unica, che individuasse sia il clan, sia il guerriero.

Tsuka, tsuba e saya

L’impugnatura e la guardia

L’impugnatura (tsuka) è in legno e ricoperta di pelle, a sua volta rivestita di seta intrecciata. Il tutto è poi ornato da abbellimenti.

La guardia (tsuba) è un anello di metallo finemente lavorato da artigiani artisti, su cui viene riportato il blasone del clan. Il suo scopo è duplice: evita a chi impugna le katane giapponesi di procurarsi ferite e tagli alle mani dovuti allo scivolamento delle lame; impedisce inoltre al sangue di scorrere dalla lama all’impugnatura, rendendo scivoloso la tsuka e difficoltosa la tenuta della spada.

Il fodero

Dato che le katane giapponesi, quando non venivano utilizzate per battaglie o combattimenti, erano riposte dentro dei foderi, ne consegue che anche questi dovessero essere “belli da vedere”. I samurai si servivano di ben due foderi (saya), entrambi di legno laccato. Uno, quello più semplice, era da esposizione; l’altro, quello da portare sul campo di battaglia, era decorato.

In entrambi i casi la katana veniva inserita nella saya con il filo verso l’alto, per agevolare l’estrazione e per non rovinare il taglio della lama.

Redazione